È un appuntamento storico quello che si svolge oggi a Bruxelles, trattandosi della prima riunione del Parlamento dell’Unione Europea dopo il Brexit.

E i 27 membri dell’organo politico europeo (manca infatti il dimissionario premier britannico David Cameron) hanno già fatto intendere che non verranno fatti sconti a Londra dopo la decisione di abbandonare il progetto: una risoluzione votata in modo netto ha infatti già chiesto che la prevista presidenza britannica che si sarebbe dovuta svolgere nel secondo semestre del 2017 sia annullata, ma sopratutto è stato ribadito che le procedura d’uscita della Gran Bretagna verranno velocizzato quanto più possibile.

Prevedibile la composizione dei contrari alla risoluzione, ovvero i conservatori di Ecr, l’Enf di Marine Le Pen e Matteo Salvini, la Sinistra Unitaria e l’Efdd di Beppe Grillo e Nigel Farage.

Quest’ultimo in particolare è stato oggetto di un polemico attacco da parte di Jean-Claude Juncker. L’euroscettico è stato infatti accolto tra fischi e urla, e il Commissario l’ha apostrofato in malo modo, non nascondendo un certo nervosismo: “Si tratta dell’ultima volta volta che applaude in quest’aula. A essere sincero sono sorpreso di vederla qui, non era per il Brexit?” Farage ha poi risposto che potrà considerare il suo lavoro risolto solo una volta terminata la negoziazione delle condizioni d’uscita.

Anche il precedente intervento di Juncker ha lasciato trapelare tensione e indignazione: “Vorrei che il Regno Unito chiarisse, non domani mattina, ma chiarisse la propria posizione”, per poi ribadire che verranno fermamente osteggiati tutti i tentativi di accordi segreti, a porte chiuse. “Ho vietato ai commissari di discutere con i rappresentanti del governo britannico. Non è ammissibile che ora il governo britannico cerchi di avere contatti informali”, ha annunciato il Commissario.

I tentativi di mediazione tra le due parti sembrano essere molto difficili e non privi di asperità, come promettono le parole di Juncker: “Dobbiamo mettere in piedi un nuovo rapporto con la Gran Bretagna; tuttavia siamo noi a dettare l’agenda, non chi vuole uscire.”

A ribadire la posizione anche Angela Merkel, la quale ha confermato che Londra dovrà dire ai suoi privilegi, avendo rinunciato agli obblighi. È poi intenzione del governo tedesco fermare ulteriori processi di disgregazione dell’unità dell’Unione Europea, bloccando sul nascere nuove spinte centrifughe.

Dal canto suo Matteo Renzi si è mostrato maggiormente conciliante, con uno sguardo proposito rivolto al futuro più che alla questione del Brexit: “È tempo di avere la solidità dell’Europa, valori comuni e non solo mercato comune. Questa è la mia priorità. È necessario aprire una nuova stagione di investimenti e non solo di discussioni finanziarie.”