L’Alta Corte di Londra, su richiesta di un gruppo di attivisti a favore del mantenimento dello status quo, dopo una consultazione di due settimane e mezzo si è pronunciato sull’iter della Brexit ufficialmente portato avanti dal nuovo governo di Theresa May a seguito del referendum tenutosi lo scorso giugno.

Solo il Parlamento ha il potere di decidere l’uscita dall’Unione Europea: questa la sentenza pronunciata da Lord Thomas of Cwmgiedd, che rischia di rallentare ulteriormente i negoziati in corso e che potrebbe delegittimare la May, che invece ha insistito sulla prerogativa unica e indiscutibile del governo rispetto all’avvio del processo (che potrebbe avere conseguenze importanti anche per l’Italia).

Secondo il giudice invece “la regola alla base della costituzione britannica è che il Parlamento è sovrano.” Un portavoce del governo ha fatto sapere che i ministri sono intenzionati a portare la questione in appello, rivolgendosi alla Corte Suprema: l’udienza dovrebbe tenersi il 7 e l’8 dicembre.

In discussione c’è la presentazione dell‘articolo 50 del Trattato di Lisbona che darebbe il via libera alla Brexit, e che non potrebbe essere valido senza l’approvazione del Parlamento.

Il governo al momento si sta muovendo con prudenza, per quanto sia evidente la delusione per la sentenza, come sottolineano le parole di Liam Fox, ministro del Commercio: “Il governo è deluso. Il Paese ha votato per lasciare l’Ue in un referendum consentito da leggi del Parlamento.e siamo determinati a rispettare il risultato del referendum. Questa sentenza solleva un’importante e complessa questione di diritto ed è giusto che la consideriamo con prudenza prima di decidere come procedere”.

Contrariata anche la reazione del leader dei conservatori dell’Ukip Nigel Farage: “Temo che il tradimento possa essere vicino… Ho paura che ogni tentativo sarà fatto per bloccare o posticipare l’avvio dell’articolo 50. Se è così no non hanno idea del livello di rabbia pubblica che provocheranno”.