È la giornata dei record a Piazza Affari, e purtroppo non si tratta di primati per cui esultare: in seguito alla notizia del Brexit, l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea, le borse di tutto il mondo hanno iniziato a colare a picco, inclusa anche quella di Milano.

La flessione del mercato italiano ha fatto segnare uno sconcertante -12,5% finale (per essere precisi 12,48%), ovvero il peggiore calo dal momento in cui è nato l’indice Ftse Mib, persino superiore a quello avvenuto nel 2008 in piena crisi successiva al crac della Leham Brothers, quando si arrivò al -8,24%, e quasi il doppio rispetto al crollo susseguente all’attentato alle Torri Gemelle (-7,57%).

A fare peggio di Milano solo Atene, che ha chiuso con -15,7%, e molto vicino al risultato italiano quello di Madrid (al -12,35%): imprevedibilmente invece Londra, da cui è partito il terribile scossone, ha parato il colpo arrivando a perdere “solo” il 3,15% dopo che questa mattina aveva sfiorato l’8%.

Piazza Affari ha visto anche l’inabissamento delle banche. I cinque maggiori istituti italiani hanno mostrato il fianco, nonostante abbiano da poco ricevuto 86 miliardi complessivi dalla Bce nell’ambito dell’asta di rifinanziamento a lungo termine: Intesa Sanpaolo, Unicredit, Bper e Bpm hanno tutte perso più del 21%, e poco meno  Banco Popolare.  più del 20 per cento.

La Banca d’Inghilterra ha fatto sapere di essere intenzionata a fornire fondi extra pari a 250 miliardi di sterline e anche la Bce prevede di immettere nuova liquidità per scongiurare ulteriori perdite.

Disastrose anche i listini extraeuropei: Tokyo ha fatto segnalare il suo risultato peggiore dal 2000 (7,9%), e anche Wall Street ha aperto con un -2,33%. Come prevedibile l’inizio della mattinata ha inoltre visto una corsa generale all’acquisto dei beni rifugio più classici, tra cui l’oro e i bund tedeschi.

Intanto si discute del downgrade del rating cui molto probabilmente andrà incontro la Gran Bretagna: Standard&Poor’s ha già fatto sapere di ritenere molto difficile che il Paese possa mantenere la tripla A , così come Fitch, Morgan Stanley e Moodys’ che hanno parlato più o meno negli stessi termini di “prolungato periodo di incertezza economica e politica”.