Gli economisti avevano previsto da tempo il duro contraccolpo che avrebbe provocato la vittoria del “leave” al referendum sul Brexit sulla sterlina e le borse di tutto il mondo, tuttavia gli effettivi risultati di questa notte e delle prime ore della mattina sembrano avere ecceduto ogni aspettativa.

In particolar modo il rendimento della sterlina ha seguito fedelmente il mutamento dei sondaggi: con i primi exit poll che davano in vantaggio il “remain” si è assistito a un crescita fino a 1,5 dollari, ma poi con l’assestamento della bilancia verso l’ipotesi “leave” vi è stato un tracollo progressivo, con un calo finale del 5% che ha fatto segnare quota 1,35 dollari. Si tratta di una perdita e di fluttuazioni che non ha eguali dai tempi del 1985.

Ore durissime anche per tutte le borse europee, che avevano scommesso tutto sulla permanenza del Regno Unito in Europa: inizialmente, insieme a quelle dell’area Asia-Pacifico (in testa Tokyo) si sono registrati modesti rialzi, ma con l’arrivo dei risultati ufficiali si è assistito all’adeguamento degli indici, che hanno assunto segni negativi. L’euro in particolar modo ha fatto segnare quota 1,10 dollari.

Lo yen invece è riuscita a recuperare e ora si assesta a un valore di 105,12 rispetto al dollaro, mentre la borsa di Tokyo segna – 8%, seguita da Hong Kong con -4,67% e Shangai con -1,19%.

Desta preoccupazione anche Londra, che è in discesa libera del -8%, mentre si susseguono voci di un declassamento della Gran Bretagna da parte di Standard and Poor’s, con una rivalutazione di credito dell’attuale tripla AAA, ovviamente in senso negativo.

Apertura drammatica anche per le altre borse europee: Francoforte ha registrato -10%, Madrid -8,5%, Parigi -8%, mentre quasi metà dei titoli di Piazza Affari non sono riusciti a fare prezzo. Il contraccolpo si è fatto sentire anche sullo spread, che ha raggiunto 167 dopo un picco di 192.