Dopo l’ultimatum al Mibac Campania per lo stato di degrado in cui giace il sito di Pompei, ecco che l’Unesco torna a criticare la situazione dei beni culturali italiani:  nel mirino del rappresentante italiano Giovanni Puglisi finisce ora lo stato di abbandono in cui versano i Bronzi di Riace a Reggio Calabria, abbandonati da oltre 1.290 giorni nella sede del consiglio regionale calabrese a causa del protrarsi dei lavori di restauro del Museo della Magna Grecia.

La situazione dei Bronzi di Riace, – afferma Puglisi – è un’assoluta vergogna per l’Italia. Lo è dal punto di vista della cura dei beni culturali e dell’immagine internazionale del nostro Paese. E viene ancora più rabbia se si considera che ciò accade proprio in una regione come la Calabria, dove il turismo dovrebbe essere una primaria risorsa“.

Le due statue, rinvenute nel 1972 nei pressi di Riace, in provincia di Reggio Calabria, considerate tra i capolavori scultorei più significativi del ciclo ellenico e tra le poche testimonianze dirette dei grandi maestri scultori del mondo greco classico, giacciono infatti supine in una stanza del Palazzo Campanella dal 2009, ivi “ricoverati” per un restauro. Un’operazione pubblicizzata in tutto il mondo per la sua alta tecnologia, i livelli di competenze che vi avrebbero lavorato e anche per i costi. Ma, proprio a causa di quest’ultimi, il percorso che era iniziato con tanto entusiasmo si è a dir poco vergognosamente arenato. La storia del restauro del Museo della Magna Grecia della Calabria si è trasformata nella classica storia all’italiana: progetti non rispettati, tempi di consegna lievitati e costi triplicati. Rispetto alla spesa iniziale di 11 milioni di euro si è infatti oggi raggiunta l’astronomica cifra di 33 milioni, e mentre i lavori sono ancora in corso, i Bronzi giacciono pietosamente adagiati sul dorso, in una sede temporanea, senza alcuna indicazione per i turisti.

Puglisi, Presidente della Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco e Rettore della Libera Università di Lingue e Comunicazione Iulm di Milano, manifesta il proprio rammarico anche di fronte alle ultime notizie secondo cui “le famigerate statue di importanza planetaria, dimenticate da anni in una città come Reggio Calabria che ha un disperato bisogno di sviluppo, torneranno a essere normalmente fruibili dai visitatori solo nella tarda primavera del 2014.” Il museo non verrà infatti riaperto prima di questa data, quando l’inaugurazione era prevista per 2011, in occasione delle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità di Italia. Un ritardo ancora più insopportabile alla vigilia del 41° anniversario del ritrovamento dei Bronzi, avvenuto nell’agosto del 1972.

Vero è che i due capolavori dell’arte scultorea si possono ammirare gratis, ovviamente supini, a Palazzo Campanella (sempre a patto di sapere che si trovano in quel posto), ma nello stato di degrado e abbandono in cui giace il nostro invidiatissimo patrimonio artistico-culturale, certo non stupiscono gli allarmanti dati circa il bilancio di musei e siti archeologici italiani: nel 2012, con 110 milioni di euro di incasso, tutti i musei, le areee archeologiche e i monumenti statali italiani hanno guadagnato meno del solo Louvre (25% in meno) e il fatturato complessivo dei servizi aggiuntivi è stato la metà di quanto introita da solo il Metropolitan. Detto in soldoni, i musei italiani non riescono nemmeno a coprire in una percentuale accettabile i costi di mantenimento delle strutture e gli stipendi dei dipendenti.

Insomma, siamo riusciti ad “azzoppare” anche uno dei settori di maggiore richiamo per il nostro Paese: un ambito, quello dei Beni Culturali, che non solo potrebbe consentire di far ripartire una fetta considerevole dell’economia, ma anche creare nuovi posti di lavoro … Lascio a voi trarne le conclusioni!