Si è conclusa oggi l’odissea giudiziaria che ha visto protagonista Bruno Contrada, l’ex agente del Sisde condannato a 10 anni per concorso in associazione mafiosa.

La Cassazione ha infatti revocato la condanna che era stata inflitta, accogliendo il ricorso del suo legale, che aveva deciso di non accettare la sentenza di inammissibilità della sua richiesta di incidente di esecuzione pronunciata dalla Corte d’appello di Palermo.

L’ex poliziotto venne arrestato a dicembre del 1992, e condannato in primo grado a 10 anni: la sentenza venne ribaltata in appello, con tanto di assoluzione, ma sarebbe stata proprio la Cassazione ad annullarla.

Il processo arrivò così alla Corte d’appello di Palermo che nel 2006 confermò la condanna ai dieci anni: dopo la lunga custodia cautelare in carcere, Contrada dunque tornò in cella.

Nel frattempo l’uomo ha scontato l’interezza della pena, ma solo due anni fa la Corte europea dei diritti dell’Uomo aveva condannato l’Italia a risarcire il poliziotto, in quanto il reato a lui contestato ai tempi del processo non era “chiaro, né prevedibile”.

Dopo il tentativo di revisione presso la Corte d’appello di Catania e il respingimento della Corte d’appello di Palermo, finalmente è arrivata la revoca della Cassazione: avendo già scontato la pena, la sentenza andrà a ripercuotersi su altri aspetti come la pensione, che per un certo lasso di tempo era stata revocata a Contrada.

Il protagonista della vicenda ha così commentato: “Dopo 25 anni di sofferenza, mezzo secolo di dolore sapendo di essere innocente e di avere servito con onore lo Stato, le Istituzioni e la Patria, arriva finalmente l’assoluzione, dall’Italia e dall’Europa. Ho sofferto molto e molto più di me ha sofferto la mia famiglia. Il mio pensiero va a tutti loro, che mi sono sempre stati sempre vicini. Il mio onore? Non l’ho perduto mai, ho sempre camminato a testa alta perché ho sempre e solo fatto il mio dovere”.