Dopo gli attentati di Bruxelles il Belgio non si trova solo a dover affrontare nuove potenziali minacce da parte dell’Isis e del terrorismo islamico, ma deve anche gestire le vittime di quei vili attacchi all’aeroporto e alla metropolitana della capitale.

Tra i tanti che si stanno adoperando in questi giorni c’è Michele Grieco, chirurgo romano di stanza presso il policlinico universitario di Gand, nelle Fiandre. A causa della mancanza di spazio a Bruxelles, dove vengono stabilizzati i pazienti clinici, arrivano invece nel suo ospedale i pazienti che presentano problemi maggiormente specialistici, tra cui per esempio i casi più gravi destinati alla chirurgia addominale.

Grieco, che dopo la tragedia ha trascorso ben 16 ore in sala operatoria per salvare tre pazienti (ma lui si schermisce affermando di aver solo fatto il propro turno, solo un po’ più lungo del solito), è stato intervistato da un’inviata di RaiNews e ha spiegato quali sono le condizioni delle vittime degli attentati.

Inevitabilmente ai molti tipi di ferite differenti si aggiunge il danno traumatico. Molte persone arrivano in ospedale in stato confusionale e Grieco prevede che “servirà un grande aiuto a livello psicologico per gestire lo shock”.

Quelli riscontrati dal medico romano sono politraumi, ustioni provocate dalle altissime temperature, intossicazione derivanti dai fumi delle esplosioni e degli incendi, nonché fratture scomposte. A impensierire maggiormente il chirurgo nelle sue operazione sono i “corpi estranei indefinibili in quanto deformati dalle esplosioni”, quasi simili a piombini da caccia e difficili da reperire nei tessuti delle vittime in quanto le schegge e i frammenti si diffondono in tutto il corpo.

Sono poi moltissimi i pazienti in terapia intensiva, e il suo ospedale deve affrontare alcune criticità organizzative legate allo spazio e alla riprogrammazione degli interventi, così come accaduto anche nella vicina struttura di Leuven. Grieco parla di pazienti traumatizzati ma in definitiva la crisi è stata gestita in modo efficace: “La maggior parte dei feriti è arrivata già sedata, dopo il damage control fatto a Bruxelles, e chi era sveglio non ha raccontato nulla. Sono pazienti in condizioni critiche, a rischio della vita, ma siamo soddisfatti di come stanno andando gli interventi”.