La polizia belga ha portato a compimento un nuovo blitz nella città di Schaerbeek, sita alla periferia di Bruxelles, già teatro ieri sera di alcuni arresti, tutti legati all’ambito terroristico e con tutta probabilità anche all’attentato sventato a Parigi dopo un’analoga operazione ad Argenteuil.

Squadre speciali delle forze dell’ordine sono penetrate nell’appartamento di un sospettato, ferendolo alle gambe dopo che questi aveva tentato di scappare imbracciando una mitragliatrice e si era opposto all’arresto.

Testimoni affermano di aver sentito alcune esplosioni provenire dall’appartamento, mentre un’emittente belga ha riportato che l’uomo è stato sorpreso in possesso di una borsa contenente esplosivi. Il sindaco di Schaerbeek ha spiegato che le esplosioni sarebbero state delle deflagrazioni controllate da parte del gruppo di artificieri della polizia intervenuti, i quali si sono serviti anche di un robot sminatore.

Altri testimoni parlano di una persona bloccata a una fermata del bus cui la polizia avrebbe ingiunto di togliersi la giacca nel timore che potesse nascondere una cintura esplosiva: non è ancora chiaro se quest’ultimo sia stato arrestato dagli agenti. La zona di Schaerbeck è al momento bloccata e transennata, e pattuglie di agenti in assetto da guerra e camionette militari controllano il perimetro.

Nel frattempo è in corso la ricerca di Naim Al Hamed, siriano di 28 anni sospettato di essere coinvolto sia negli attacchi di Parigi che di Bruxelles. Potenzialmente armato, il suo nome figura in una lista di cinque sospetti ricevuta dai servizi segreti occidentali. La sua descrizione tra l’altro è molto simile a quella già utilizzata per la ricerca di Mohamed Abrini, il complice di Salah Abdeslam cui la polizia sta tuttora dando la caccia: si ipotizza che in effetti possano essere la stessa persona.

Le operazioni antiterrorismo europee hanno poi portato questa mattina all’arresto di due persone in Germania da parte della procura di Dusseldorf. Il quotidiano Spiegel riporta che uno dei due, Samir E., avrebbe ricevuto una chiamata da Bruxelles da parte di Khalid el Bakraoui tre minuti prima dell’attentato alla metropolitana: all’altro lato del telefono si sarebbe sentito il nome della stazione e la parola “fin” – fine.

In generale i due arrestati sono sospettati di aver scambiato una serie di messaggi con la cellula terroristica che ha portato a compimento gli attentati.