L’ aggettivo bucolico (dal greco ‘būkolikós’ = ‘pastorale’, derivato di ‘boukólos’ = ‘pastore di buoi’) si riferisce alla idealizzazione della vita campestre propria della poesia bucolica, genere molto in voga tra i Greci e Romani (es. le Bucoliche di Virgilio), quindi esplorata da Dante, Petrarca e Boccaccio e dell’ esperienza poetica dell’ Arcadia. Creatore della poesia bucolica è Teocrito, che fa della campagna il simbolo di un luogo “altro”, lontano dallo strepito e dal clamore della polis, come dai problemi e dalle angosce: un ideale di pace, tranquillità e distacco dalle preoccupazioni del mondo reale. La poesia bucolica descrive così le campagne come luoghi ameni, abitati da allegri pastori e agricoltori dediti a schermaglie amorose, danze, esercizi poetici e a un festoso lavorare: seppur molto lontana della realtà, l’ immagine resa è quella del perfetto idillio campestre.

L’ aggettivo bucolico si riferisce dunque alla vita agreste e alle occupazioni dei suoi abitanti, con un’ accezione fortemente positiva. Sinonimi di bucolico possono essere considerati: agreste, campagnolo, pastorale e naturale, ma anche, in senso figurato, semplice, rilassante, idillico, idilliaco, arcadico, romantico, sentimentale, lirico, soave e sereno. Contrari sono invece: frenetico, rumoroso, stressante, caotico e confuso.

Se si parla dunque di ‘ambiente bucolico’, si intenderà sottolineare la tranquillità e serenità di un dato luogo. Un ‘amore bucolico’ sarà invece caratterizzato dall’ ambientazione agreste, ma anche contraddistinto da semplicità, romanticismo e purezza dei sentimenti. E’ poi frequente sentir parlare di ‘bucolica bellezza’ (semplice, genuina, non artefatta); ‘bucolico idillio’; ‘carme bucolico’(componimento appartenente al genere della pastorale); ‘paesaggio bucolico’; ‘attività bucolica’(che richiama la serenità agreste); ‘tema bucolico’e così via.