Le guardie di frontiera bulgare hanno aperto il fuoco su un gruppo di migranti che stava tentando di entrare illegalmente nel Paese dalla Turchia. Gli scontri si sono verificati nella tarda serata di ieri, giovedì 15 ottobre, nei pressi di Sredets, città nella Bulgaria sudorientale, causando la morte di un profugo afghano.

La nostra pattuglia di guardie di frontiera, insieme alla polizia della zona, ha intercettato un gruppo di 50 persone entrate illegalmente nel Paese”, ha spiegato Georgi Kostov, alto responsabile del ministero dell’Interno, alla radio nazionale Bnr. Kostov ha quindi aggiunto: “Hanno posto resistenza all’arresto. Uno degli agenti ha sparato colpi di avvertimento e, secondo le sue parole, uno dei migranti sarebbe stato ferito da un colpo di rimbalzo e poi è morto”. La dinamica dell’incidente non è dunque stata ancora chiarita, tuttavia dalle prime ricostruzioni sembra che un folto gruppo di persone (circa 48 migranti afghani, armati e con atteggiamento apertamente aggressivo) non avrebbe obbedito all’intimazione delle guardie di frontiera bulgare di tornare indietro. Resta ora da accertare se la vittima sia stata raggiunta di rimbalzo da colpi sparati in aria per disperdere il gruppo o sia stata colpita direttamente. L’uomo sarebbe stato soccorso tempestivamente, ma è deceduto durante il trasporto in ospedale. Sull’incidente sta ora indagando la Procura locale.

Dall’esplosione della crisi dei migranti in Europa, si tratta del primo caso di persona uccisa mentre cerca di varcare la frontiera. Il portavoce dell’agenzia per i rifugiati delle Nazioni Unite Unhcr, Boris Cheshirkov, ha fermamente condannato l’uso della forza contro i migranti, mentre il primo ministro bulgaro, Boyko Borisov, ricevuta la notizia ha prematuramente abbandonato la riunione del Consiglio europeo sull’immigrazione (cui partecipava nella città di Bruxelles), per fare rientro in patria.

Negli ultimi anni il confine tra Bulgaria e Turchia è divenuto uno dei più usati dai migranti che cercano di raggiungere l’Europa centrale, per la maggior parte afghani, siriani ed iracheni, facendo aumentare i controlli nella zona.