Se qualcuno non se ne fosse accorto, Natale è alle porte.

Si è timidamente palesato intorno ai primi di Novembre, inducendo vecchie mamme e giovani nonne a partire alla conquista del regalo perfetto, possibilmente il più low cost possibile. Quest’anno più che mai, le patrone italiane lanciano un’occhiata al portafoglio.

Dalle strade del centro alla profonda periferia, sciami impazziti di consumatrici ansiose hanno cominciato il lento saccheggio di scaffali e vetrine.

Alle commesse d’Italia, sempre più pallide man mano che la vigilia s’avvicina, va tutto il mio supporto morale: signore, per quello che vale, siete le eroine indiscusse e non sufficientemente celebrate di tutti i Natali della storia, da quando esistono centri commerciali e bulimia da shopping diffusa.

Ogni volta che il venticinque dicembre s’avvicina comincio, personalmente parlando, ad incupirmi, intristirmi, spegnermi come un tostapane: lentamente ed inesorabilmente.

Ogni anno, le brutte persone come me, (ovvero una nutrita nicchia di sinceri esseri umani) pensano e riflettono intensamente in merito a quali incredibili scuse inventare per saltare l’evento più infausto dell’anno: il pranzo coi parenti. Qualunque cosa, da una colite acuta, ad un’influenza perfettamente controllata, qualunque scappatoia pur di non dover dividere per quattro ore la propria esistenza con gente che, volontariamente, non si frequenta mai. Parenti con cui non si ha la benché minima confidenza e che hanno per te meno valore del benzinaio sotto casa, col quale almeno, una volta alla settimana, scambi cordiali saluti e un paio di battute lamentose sul prezzo del diesel e sul meteo.

Tua madre ovviamente farà di tutto perché tu accetti di essere, almeno a Natale, a immagine e somiglianza della figlia che avrebbe sempre voluto: tollerante, elegante, cortese con tutti, dolce e perfettamente in forma. Nove su dieci, alla “mamma” è andata male, la sua ciambella è venuta col buco, ma non come voleva lei. Anche questo Natale sarà all’insegna del: “Ma cosa ti sei messa addosso?Perché ti ostini a volermi far vergognare davanti a tutti!”. Anche quest’anno comincerete a fumare per il nervoso.

In caso di genitori divorziati e famiglie sdoppiate, il tormento è protratto nel tempo: pranzo, eccessivo e molesto, da una parte e caffè tardo pomeridiano triste e annoiato dall’altra parte.

Nipoti che vedi con scadenza annuale ti si presentano, sempre più cresciuti, ma con lo stesso identico scaltro sguardo di sempre: “Che mi hai comprato quest’anno vecchia Signora di cui non ricordo assolutamente il nome”?

La “tolleranza”, parola chiave di questa festa, comincerà lentamente a ballare la samba sotto il tuo naso, allontanandosi sempre di più, lasciando spazio alla rassegnazione più grigia.

Il Natale non rende tutti più buoni, ma solo più “temporeggianti”: gli insulti vengono solo rimandati di un paio di giorni, al ventisette, quando passato il momento di “felicità e gentilezza obbligatoria”, tutto può tornare alla sua indisponente normalità.

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