Una maggioranza non proprio dagli ampi numeri – 159 voti favorevoli su 273 votanti – quella che il Senato ha offerto alla riforma della Buona Scuola, sulla quale il governo di Matteo Renzi aveva ottenuto la fiducia chiesta.

La votazione è avvenuta tra mille proteste sia dentro che fuori l’aula (la manifestazione di insegnanti e studenti contrari al ddl aveva occupato le prime pagine dei giornali); ora tocca alla Camera esaminare il disegno di legge, che potrà poi essere approvato definitivamente entro il 7 luglio. A fare scalpore, sottolineando le tensioni interne al Pd, è il dissenso dei senatori Ruta, Mineo e Tocci, che non hanno partecipato alla votazione, mentre gli esponenti dell’ala facente capo a Bersani si sono allineati alle posizioni di Renzi.

Alla soddisfazione del ministro Stefania Giannini, che ha definito in un tweet il provvedimento Buona Scuola come “un punto di partenza per costruire il rilancio dell’istruzione”, si oppone la viva indignazione di Beppe Grillo, che parla di uccisione della scuola pubblica, e dei parlamentari del Movimento 5 Stelle, che hanno protestato per quella che, a loro dire, è una “trasformazione della scuola statale nell’orribile copia di un’azienda, con un preside manager che si sceglie gli insegnanti e si fa la scuola come piace a lui.”

Importanti i punti che il nuovo maxiemendamento ha introdotto nel ddl Buona Scuola, integrandone il programma, che non mancheranno di suscitare nuove polemiche. Tra gli elementi più importanti ci sono di sicuro l’introduzione della valutazione di insegnanti e presidi.

I primi saranno sottoposti alla valutazione da un Comitato, della durata di tre anni e presieduto dal dirigente scolastico, in cui vi sarà anche un componente esterno. I secondi verranno valutati ogni tre anni da un gruppo di tecnici in base ai meriti effettivi dell’istituto, ai miglioramenti degli studenti in ambito formativo e scolastico, la gestione del personale e dell’istituto.

Le tanto chiacchierate assunzioni dei 100mila precari pescati tra i vincitori del concorso del 2012 e coloro che si ritrovano in graduatoria, ovviamente ad esaurimento  (chiuse in caso di completamento): una metà circa inizierà da subito a lavorare, l’altra dall’anno prossimo.

Viene poi annunciato un nuovo concorso, da bandire entro il primo dicembre del 2015, per l’assunzione a tempo indeterminato di personale docente. Si stabilisce inoltre un bonus annuale di 500 euro per la formazione di ogni docente più eventuali bonus al merito distribuiti dai presidi.

Rafforzata infine l’autonomia degli istituti scolastici, che determineranno programmi, didattica, fondi, gestione delle strutture, fermo restando la garanzia dell’apertura dell’edificio anche in orario pomeridiano.