Matteo Renzi si è messo a fare il professore? Non esattamente. Il premier si è presentato in nuovo video postato da Palazzo Chigi su YouTube in cui spiega la riforma della Buona scuola attraverso 9 punti con tanto di gessetto e lavagna.

È questa la nuova mossa pensata da Matteo Renzi per promuovere la tanto discussa riforma della scuola che in questi giorni ha provocato varie critiche, in particolare dai sindacati, oltre che da numerosi professori e studenti.

Nel video, Renzi dichiara di essere aperto al dialogo con tutte le parti interessate, mentre dice no al boicottaggio. Il premier spiega: “Noi proponiamo una riforma, ma non chiamiamola riforma, alcuni punti concreti, puntuali e specifici di cui vorrei discutere insieme a voi, per capire dove siamo d’accordo e se ci piacciono o no”.

Renzi illustra quali sono secondo lui le intenzioni della Buona scuola: “L’Italia non sarà mai la superpotenza demografica, geografica, diplomatica, ma può essere la superpotenza culturale. E allora dobbiamo recuperare tutto ciò che è cultura, istruzione, formazione e tentare di scrivere insieme una pagina nuova. Ecco cos’è la buona scuola”.

Il premier spiega anche che è importante l’alternanza tra scuola e lavoro: “La cosa più urgente, non la più importante, è l’alternanza scuola-lavoro. Noi abbiamo avuto un crollo totale degli occupati con un aumento dell’occupazione giovanale impressionante. Siamo un Paese in cui i giovani che non trovano lavoro sono oltre il 40%, un dato che è tra i peggiori d’Europa. L’alternanza scuola-lavoro funziona in Germania, in Svizzera, in Austria, in Alto Adige, che la può fare per una previsione costituzionale. Nella Buona scuola si prevede finalmente l’alternanza scuola-lavoro per ridurre finalmente quel 44% di disoccupazione giovanile”.

Matteo Renzi propone inoltre che nella nuova riforma della scuola siano offerti più soldi agli insegnanti: “Diamo più soldi agli insegnanti e non meno e non solo perchè da lì dipende l’autorevolezza sociale ma perchè è un fatto di giustizia. […] Molti si sono arrabbiati, ma non può valere il principio che nessuno mi può giudicare. Se chiedi ai ragazzi di dare il meglio, potrai accettare il criterio per cui tu stesso puoi essere valutato. Possiamo discutere sui poteri del preside, sarà un nucleo di valutazione a decidere, ma il merito non è una parolaccia e il principio di fondo è dare più soldi a chi li merita”.

Inoltre, il premier parla dell’assunzione degli insegnanti precari: “Non possiamo avere un’azione educativa spezzettata tra supplenti, controsupplenti e dintorni. Ecco perché il governo sceglie di assumere solo quest’anno più di centomila persone che avevano acquisito il diritto a essere assunte e con le quali lo Stato non aveva mantenuto la parola. Continuità significa che assumendo più persone la scuola italiana funzionerà con una stabilità educativa e non con un meccanismo in cui si forma una generazione di precari frustrata, perché anziché seguire il fuoco sacro dell’insegnamento è destinata a perdere le proprie ore dietro le trafile burocratiche delle graduatorie”.

Renzi ci tiene poi a precisare il ruolo dei presidi nella nuova riforma: “Non ci sono ‘presidi Rambo‘, i ‘presidi Rambo’ esistono solo al cinema, se ci sono. E attenzione che questo è molto importante: non è vero che il preside assume l’amico dell’amico, non è vero che ci sono i licenziamenti dopo 36 mesi, sono assolute falsità”.

Intanto sul web è già polemica. Matteo Renzi ha infatti commesso un errore grammaticale, scrivendo sulla lavagna “cultura umanista”, anziché “cultura umanistica. Una gaffe che non è passata inosservata al popolo della rete, che non ha risparmiato critiche e sberleffi nei suoi confronti.

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