Con il sostantivo femminile cabanella si definisce una piccola barca a remi, usata nelle tonnare siciliane, dalla quale il Rais era solito dirigere la mattanza. Potremmo quindi intendere la cabanella come una sorta di ‘barca di comando’, dalla quale il capo responsabile della tonnara (anche detto ‘Ras’) coordinava tutte le diverse fasi della pesca del tonno. Quello della cosiddetta mattanza è infatti un metodo di pesca tradizionale, rimasto invariato dal Medioevo, esattamente come i nomi ed esso legati e le mansioni di chi vi prendeva parte.

Le più importanti tonnare italiane sono certamente state quelle siciliane (Trapani, Favignana, Capo Passero, Formica, San Vito Lo Capo, ecc.) e quelle sarde (Sant’Antioco e Carloforte), dove la pesca al tonno rosso è per secoli avvenuta attraverso la mattanza. Le operazioni dei tonnaroti iniziavano in aprile, con la deposizione di particolari reti, strutturate a ‘camere’ e studiate per spingere i tonni ad addentrarsi sempre più nelle maglie interne, fino ad arrivare alla cosiddetta “camera della morte”. In maggio dalle tonnare partivano quindi le imbarcazioni che, agli ordini del Rais, avrebbero partecipato alla mattanza. Una volta giunte sul luogo, queste si disponevano in modo da accerchiare le reti dell’ultima camera, quella della morte, per poi issarne a poco a poco i lembi, così da far affiorare i tonni e poterli tirare in barca attraverso l’ausilio di arpioni.