Con il termine Cabila (più raramente scritto kabila) si è soliti indicare l’ omonima tribù patriarcale dei Beduini d’ Arabia. Per estensione, la parola può quindi identificare un importante raggruppamento di popoli islamizzati dell’ Africa settentrionale.

Usato in forma aggettivale (es. “la donna cabila”) il termine indica poi l’ appartenenza di un individuo di sesso femminile alla popolazione di stirpe berbera che abita la Cabilia (regione dell’ Algeria settentrionale e centrale che si estende dalla città di Algeri, sino al confine tunisino). Con il termine viene altresì indicata la lingua parlata dai Cabili, ovvero gli indigeni algerini che abitano la regione della Cabilia (ed in particolare i gruppi montuosi del Djurdjura e della Chaîne des Babors), noti per la strenua resistenza verso la dominazione Francese, contro la quale insorsero duramente nel 1871. I Cabili (circa 900 mila persone in totale) vivono ancora oggi divisi in piccole tribù indipendenti, da cui il nome “Kbail” (=”le tribù”), trasformato poi dagli Europei in “Cabili”.

L’ aggettivo cabila può essere altresì utilizzato per definire l’ abitazione dei cabili (la casa c.), la loro società (società c.), stirpe, cultura, produzione letteraria (poesia c.) e via dicendo.

In senso figurato, il termine cabila viene infine utilizzato per definire un gruppo di persone accomunate dagli stessi interessi (generalmente illeciti): es. “Una cabila di faccendieri”.