Con il termine cablotto (dal francese ‘câblot’, derivato di ‘câble’ = ‘cavo’) in marina si definisce il cavo di dotazione delle imbarcazioni (natanti a remi e piccoli velieri), che serve per affondare e salpare l’ àncora ausiliaria, anche detta ‘ancorotto’. Più nello specifico, il cablotto permette di manovrare un’ àncora leggera (con due, tre o quattro marre fisse) alla quale viene fissato mediante un nodo di avvolgimento, detto appunto ‘di Ancorotto’, da effettuarsi sulla cicala dell’ ancora (ovvero l’ anello posto all’ estremità superiore del fusto dell’ ancora stessa). L’ancorotto, a sua volta, viene adoperato come rinforzo all’ àncora vera e propria, ma anche per particolari manovre di ormeggio o per prendere il vento nella direzione voluta.

Esempi di utilizzo del termine cablotto sono costituiti dalle frasi: “… almeno un pescatore su quattro trovò la sua barca strettamente legata a quella di quattro o cinque vicini. Tagliare il cablotto di un’ altra barca viene considerato, sui Banchi, come un delitto quasi inammissibile, tuttavia quel giorno accadde almeno tre o quattro volte senza alcun ritegno” (Storie di mare e avventura,  AA.VV.); “Dopo pochi giorni, uscì con Manuel su quel fondo che avrebbe dovuto essere di quaranta braccia di profondità, ma nonostante il cablotto fosse scomparso del tutto nell’acqua, l’ancora non riusciva a prendere, ed Harvey provò un vero terrore, nel sentire che anche quell’ultimo contatto con la terra ferma stava per mancargli.” (Capitani coraggiosi, Rudyard J. Kipling).