Il caso della morte della piccola Fortuna Loffredo, deceduta a giugno del 2014 dopo essere caduta dal balcone dell’appartamento in cui viveva, sito presso il parco Verde di Caivano, in provincia di Napoli, si è riaperto con un arresto importante.

La polizia avrebbe infatti identificato il responsabile dell’omicidio: si tratta di Raimondo Caputo, il compagno della madre della migliore amica della piccola Fortuna, nonché di Antonio Giglio, altro bambino di soli 3 anni scomparso nel 2013 prima in circostanza sinistramente analoghe.

L’uomo si trovava già in carcere insieme alla compagna dal novembre del 2015 dopo essere stati giudicati colpevoli di violenza sessuale sulla figlia.

Le indagini dei carabinieri avevano escluso l’ipotesi che la morte di Fortuna potesse essere stata un incidente o un suicidio, e dopo l’autopsia vennero riscontrati segni di abusi reiterati. Gli investigatori hanno dunque preso in considerazione che la bambina potesse essere rimasta coinvolta in un giro di pedofilia, che avrebbe potuto comprendere anche altri piccoli del quartiere.

Nonostante il dolore per la madre Domenica Guardato si tratta della fine di un’estenuante odissea e la conferma dei sospetti che aveva sempre manifestato: “Da una parte sono contenta perché ho avuto giustizia, dall’altro dico che quei due devono marcire in carcere perché hanno ammazzato mia figlia. Sono sempre stata sicura che fossero stati loro, l’ho sempre detto. Forse si è perso troppo tempo, due anni. Io l’ho detto da quel giorno. Mia figlia amava la vita, non poteva essersi buttata giù. L’ho sempre saputo che era stata uccisa

A spaventare e a fare infuriare la donna è però l’omertà che ha circondato il caso della morte della figlia e degli abusi sugli altri bambini: “Tra quelle case c’era qualcuno che sapeva. Lui non l’ho mai incontrato, ma a lei l’ho chiesto e ha sempre negato. Qui c’è un altro bimbo morto come Fortuna, il piccolo Antonio. Cosa dicono quei due del piccolo Antonio, cosa?. Qui c’è sempre stato e sempre ci sarà il silenzio. Io so solo che ora mi ritrovo ad essere l’unica condannata perché mi ritrovo con un dolore immenso, che non passerà mai.