È ufficiale. Cambia la preghiera del Padre Nostro: il testo della nuova edizione sarà sottoposto alla Santa Sede per “i provvedimenti di competenza, ottenuti i quali andrà in vigore anche la nuova versione del ‘Padre Nostro’ e dell’inizio del ‘Gloria’”. A comunicarlo è la Cei al termine dell’assemblea generale dei vescovi che è in corso nella Capitale.

Un cambiamento, quello del Padre Nostro e persino del Gloria che era stato richiesto direttamente dal Santo Padre. La nuova traduzione della Bibbia Cei e il Lezionario l’avevano già recepito ma mancava ancora l’assenso per l’uso liturgico nel Messale, quello che di fatto inciderà di più sui fedeli.

D’ora in poi, quindi, la preghiera insegnata da Gesù potrà essere recitata con le parole “non abbandonarci alla tentazione”.

Queste le parole di Riccardo Maccioni sul quotidiano “Avvenire”:

Se c’è una verità di cui nessun credente può dubitare è che il Padre celeste non ci abbandona mai. Tantomeno nei momenti di difficoltà, nella prova, quando la libertà delle creature deve fare i conti con i limiti della condizione umana. Il suo stile è la misericordia, il suo cuore si apre come una casa per i figli, la sua volontà rende felice chi lo segue con animo sincero. Per questo stona un po’ che la preghiera per eccellenza, l’invocazione che tutti conoscono, il Padre nostro parli, in italiano, di un Dio che ‘ci induce in tentazione’. Un problema di traduzione certo, che nella logica della consuetudine rischia però di essere scambiato per sostanza. O, peggio, banalizzato come il ritornello di una canzone imparata da piccoli e che nemmeno ci interroga più. Proprio per questo diventa difficile cambiarla, superare la scorza del ‘si è sempre detto così’, andare più a fondo nella verità per consentire a tutti di gustarne il dolcissimo sapore.