Dal 25 novembre cambia l’orario dei medici e si preannuncia una grande rivoluzione negli ospedali.

A stabilirlo è una normativa europea che già più di 10 anni fa (nel 2013) ha modificato i turni di lavoro del personale medico secondo alcuni criteri stringenti: ogni settimana potrà essere composta al massimo da 48 ore di lavoro, il turno più lungo non potrà eccedere le 13 ore e di conseguenza saranno 11 le ore di riposo minimo da garantire ogni giorno.

Gli ospedali e i medici dovranno dunque dire addio alla consuetudine dei turni notturni che prendono il via nel pomeriggio e poi si protraggono fino alla mattinata inoltrata del giorno seguente, con uno stacco di riposo dal turno successivo inferiore alle 8 ore.

L’obiettivo della disposizione dell’Unione Europea è lampante: garantire maggiore riposo ai medici per poter assistere meglio i pazienti. Una preoccupazione che però dovrà confrontarsi con la disponibilità degli organici ospedalieri di tutta Italia.

Come è noto, infatti, sono tantissime le strutture della Penisola che a causa del blocco del turn-over nelle assunzioni devono appoggiarsi sulla disponibilità dei medici a maratone lavorative. Ci sono poi regioni come Campania, Calabria, Lazio e Molise che hanno disposto piani di rientro finanziario, per le quali sarà difficile farsi carico delle 4-5mila assunzioni previste per far fronte ai nuovi orari.

L’Italia non aveva mai recepito la direttiva dell’Unione Europea inquadrando i medici come dirigenti, e di fatto non soggetti all’obbligo del controllo degli orari. È stata però notificata al nostro Paese una procedura di infrazione riguardante l’interpretazione libera della normativa; dal 25 novembre verrà dunque fatta entrare in vigore la legge nazionale approvata l’anno scorso che livellerà il lavoro dei medici a quello dei colleghi europei.

Tra i molti problemi che causerà la modifica ai turni di lavoro dei medici c’è la possibilità di una class action del personale medico contro lo Stato, colpevole di aver consapevolmente ignorato la normativa per oltre 10 anni. Se l’iniziativa dovesse essere accolta il risarcimento per le ore di lavoro mai retribuite potrebbe causare un duro contraccolpo alle casse pubbliche.