Gli Stati Uniti e la Cina annunciano nuovi obiettivi per contenere i cambiamenti climatici, con un piano integrato per la riduzione delle emissioni nocive. È quanto hanno comunicato i due leader Barack Obama e Xi Jinping, a margine degli incontri per l’Asia Pacific Economic Cooperation (APEC). Vaga soddisfazione per gli analisti, sebbene alcuni dubbi emergano sulla fattibilità del progetto.

I rapporti tra i due colossi mondiali si fanno sempre più fitti, dopo gli accordi stretti ieri sull’eliminazione dei dazi per l’export di prodotti tecnologici. Oggi arriva la sorpresa in salsa ambientalista, che pone le due nazioni dal più alto tasso di emissioni al mondo al centro di una nuova luce di sostenibilità. Al momento, però, si tratta però solo di dichiarazioni programmatiche: i veri impegni verranno firmati in un trattato il prossimo anno.

Barack Obama ha annunciato dei piani per ridurre le emissioni serra di 26-28 punti percentuali entro il 2025, riportando così gli Stati Uniti ai livelli antecedenti al 2005. Si tratta di un incremento non da poco rispetto al 17% previsto per il 2020, stimato a inizio mandato presidenziale. Per raggiungere questo obiettivo, si partirà innanzitutto dai combustibili fossili, con una riduzione annuale dal precedente 1,2% al 2,8%.

Di avviso simile anche Xi Jinping: il Presidente cinese, sebbene non abbia al momento comunicato nessuna stima futura, ha promesso di elaborare un piano per tagliare le emissioni di anidride carbonica entro il 2030. Inoltre, nonostante nella nazione si stiano attualmente spingendo i combustibili fossili anche per alimentare l’espansione delle realtà produttive hi-tech, verranno promosse delle strategie per il progressivo passaggio alle energie rinnovabili. Insieme agli USA, infine, il prossimo anno verrà definito un tetto massimo per la produzione di CO2.

Tra i progetti comuni, che si ricorda dovranno essere presto ratificati, le due nazioni pare abbiano trovato consenso sui seguenti ambiti:

  • Investire congiuntamente sulla ricerca e lo sviluppo in energia pulita;
  • Aumentare la cooperazione per ridurre il ricorso agli idrofluorocarburi;
  • Promuovere iniziative per l’espansione di centri urbani a basso consumo fossile;
  • Presentare i primi obiettivi e i piani d’azione alla convention sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite, prevista per il prossimo marzo.

Come lecito attendersi, gli annunci hanno raccolto pareri discordanti. A favore della nuova politica integrata USA-CINA si dichiara David Sandalow, ex responsabile delle politiche ambientali per la Casa Bianca e il Dipartimento di Energia statunitense. «Questo è, dal mio punto di vista, il più importante annuncio bilaterale sul clima di sempre», spiega, «poiché lancia un segnale su come i più grandi responsabili di emissioni del mondo stiano lavorando congiuntamente per risolvere il problema». Non è dello stesso avviso Mitch McConnell, il leader della maggioranza al senato a seguito delle recenti elezioni di midterm: «è un piano irrealistico, che il Presidente scaricherà sui suoi successori e che causerà la diminuzione dei posti di lavoro».

Fonti: USA Today, Huffington Post

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