UPDATE: una nota del Ministero dello Sviluppo Economico specifica come il disegno di legge sulla Concorrenza disciplini l’uscita dalle sole promozioni relative ai contratti di telefonia, Internet o TV. Di seguito, un estratto.

«Il disegno di legge sulla concorrenza approvato venerdì scorso dal Consiglio dei ministri su proposta del Ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi non prevede in alcun modo la reintroduzione di penali per chi recede dai contratti di abbonamento a telefoni fissi e mobili, internet o a pay-tv. È quanto precisa una nota ministeriale a proposito di errate interpretazioni riprese oggi da alcuni giornali. La norma inserita nel disegno di legge non cambia infatti le disposizioni generali in materia di recesso anticipato dai contratti di telefonia, internet e tv (già regolati dal DL 7/2007) ma disciplina i costi di uscita dalle sole promozioni relativi ai medesimi servizi (come per esempio l’uso di uno smartphone o le partite di calcio gratuite)».

Cambiare operatore di telefonia fissa o mobile potrebbe comportare presto delle penali, qualora siano attivi dei contratti a scadenza definita. È quanto prevede il disegno di legge sulla Concorrenza, approvato lo scorso venerdì dal Consiglio dei Ministri: per chi decidesse di abbandonare il proprio operatore prima del naturale termine del contratto, potrebbero scattare delle penali. Le stesse rimosse dalla precedente Legge 40 del 2007, la nota legge Bersani, che permette di trasferire un’utenza o di recedere senza vincoli temporali e spese non giustificate.

«Nel caso di risoluzione anticipata, [...] l’eventuale penale deve essere equa e proporzionata al valore del contratto e alla durata residua della promozione offerta»: così si legge al comma 3-ter dell’articolo 16 del disegno di legge che, di fatto, ripristina le penali per i recessi anticipati. I costi potrebbero aggirarsi nell’ordine delle centinaia di euro, almeno stando a prime indiscrezioni non ancora ufficializzate, oltre ovviamente al pagamento della differenze per eventuali terminati concessi in comodato o con la vendita a rate vincolata al contratto stesso. «L’operatore può far pesare sulla fine anticipata del contratto, che non può essere superiore ai 24 mesi, l’investimento in marketing per promuovere l’offerta», così spiega Marco Pierani, responsabile per i rapporti istituzionali Altroconsumo dalle pagine del Corriere della Sera, «si rischierà di andare oltre al centinaio di euro. Un doppio passo indietro considerando che aspettavamo addirittura un limite concreto all’entità dei costi di disattivazione».

Il provvedimento potrebbe andare a colpire maggiormente il settore della telefonia fissa, molto meno agile della controparte mobile, dove la legge Bersani ha avuto l’effetto di stimolare la concorrenza fra gli operatori con offerte variegate per l’utente e percorsi di trasferimento mediamente semplici. Non è ancora dato sapere se, per effetto del nuovo disegno, vi sarà anche una modifica ai costi delle promozioni oggi offerte al pubblico. Sempre sul fronte del mercato mobile, quello della chiusura anticipata dei contratti coinvolgerebbe circa il 20% di tutte le SIM attive: secondo l’ultima indagine trimestrale Agcom, infatti, sarebbero 74 milioni le linee trasferite entro lo scorso settembre.