È ormai da molto tempo che Napoli è attraversata da una violenta faida di camorra che ultimamente si è concentrata nel rione Sanità: obiettivo principale della guerra tra bande è il controllo delle piazze dello spaccio di stupefacenti nel centro storico del capoluogo campano.

Lo scorso 22 aprile sono stati uccisi due membri del clan Vastarella presso il circolo Fontanelle, in un agguato che ha inasprito la guerra che si sta combattendo tra le famiglie del rione Sanità e i clan della parte nord della città.

Nel corso di un’operazione coordinata dal vice questore Fausto Lamparelli sono stati catturati sia i mandanti che i killer della strage: a ordinare l’agguato è stato infatti il boss Antonio Genidoni, che ha prima organizzato il tutto mentre si trovava agli arresti domiciliari a Milano e poi è comparso a Napoli grazie a un permesso speciale proprio nel giorno degli omicidi.

Uniti nella sua feroce lotta contro i Vastarella sia la madre Addolorata Spina che la moglie Vincenza Esposito, nonché il killer Emanuele Esposito, il quale è legato alle vittime del duplice omicidio avvenuto in un’officina di Marino due giorni fa. Le registrazioni ottenute dalle forze dell’ordine delle conversazioni tenute nell’appartamento milanese disegnano un quadro inquietante, in cui stupisce la ferocia con la quale le donne del clan chiedono la morte dei rivali.

Addirittura Addolorata è disposta a cercare personalmente un killer per porre rimedio all’errore di Emanuele, che non ha ucciso il figlio del boss Patrizio Vastarella, mentre Enza esclama che bisogna “colpire al cuore e fargli provare lo stesso dolore”, ed Emanuele si dice disposto persino ad accanirsi contro i figli più piccoli dei Vastarella. Addolorata si offre persino di fare da esca per fermare eventuali ritorsioni e sbarazzarsi dei nemici.

Ma gli uomini della polizia registrano anche la rabbia e il dolore seguito alla morte del padre e del fratello di Emanuele Esposito. Il boss Genidoni promette una vendetta che non dovrà risparmiare nessuno, “uomini, creature, femmine”, per poi recriminare sulla viltà dell’agguato in un’officina.

Nonostante sia consapevole di essere sotto stretta sorveglianza Genidoni non si controlla e giura di vendicarsi con la massima ferocia possibile: “Davvero sono diventati la monnezza della gente… Ti faccio vedere che non fa più il guappone Patrizio Vastarella… Schiatto a terra la testa al figlio e schiatto a terra qualcun altro…