Susanna Camusso attacca Matteo Renzi, ancora una volta. La leader della Cgil è intervenuta dal palco della Festa del Primo Maggio attualmente in corso a Pozzallo, comune in provincia di Ragusa in Sicilia, e non ha usato certo parole tenere nei confronti del premier.

Susanna Camusso ha attaccato fortemente Renzi, accusato di essere un uomo solo al comando. Dal palco di Pozzallo ha dichiarato: “La paura va combattuta, serve un piano di risanamento del Paese per creare lavoro. Il problema è un uomo solo al comando.”

La città di Pozzallo è stata scelta per celebrare il Primo Maggio in quanto luogo simbolo del dramma dell’immigrazione che ha colpito le coste della Sicilia. Un’occasione importante che ha visto riuniti Susanna Camusso, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo, i tre segretari di Cgil, Cisl e Uil. La manifestazione si è aperta con un minuto di silenzio in ricordo dei numerosissimi morti nel Canale di Sicilia.

Dopodiché la Camusso ha preso la parola sul palco e ha parlato del problema dell’immigrazione: “Non abbiamo più parole per dire quello che succede nelle acque del Mediterraneo”. La leader della Cgil non ha poi perso l’occasione per partire all’attacco del governo Renzi: “Abbiamo bisogno di un Parlamento che possa decidere, di essere autonomi. La nostra Repubblica è fondata sul lavoro, che è dignità e libertà, liberta di scegliere. La dignità del lavoro che rende libere le persone. C’è solo la propaganda di chi continua a dire che con un decreto si crea occupazione. Non ne possiamo più che si divida sempre, i lavoratori dai lavoratori, i precari dai precari”.

La Camusso ha inoltre parlato dell’Expo 2015 appena iniziata a Milano: “O siamo contenti, è la vetrina del nostro paese, la vetrina del cibo e dell’alimentazione.” Avvertendo però che: “Non possiamo dire che ci sono due mondi che non si guardano,” questo è “un Paese bagnato dalle acque del Mediterraneo e dobbiamo ricordare che noi siamo quelli che sono andati in giro per il mondo e abbiamo chiesto asilo e rispetto. Da questa isola tanti sono andati, hanno dovuto emigrare. È la nostra storia. Ma non si ripeta da parte dei potenti la storia che abbiamo già visto di chi protegge la sua ricchezza”.