Lo dice uno della Coldiretti/Ixè, che è stato presentato al forum internazionale di Cernobbio dell’agricoltura e dell’alimentazione: la produzione di cannabis a scopo terapeutico potrebbe garantire un giro di affari di 1,4 miliardi di euro e 10.000 posti di lavoro.

A quanto sembra noi importiamo il principio attivo al costo di circa 15 euro al grammo. Per il futuro “l’agricoltura italiana”, sono le parole di Roberto Moncalvo presidente di Coldiretti “è pronta a recepire le disposizioni del governo e a collaborare per la creazione di una filiera capace di far fronte a una precisa richiesta di prodotti per la cura delle persone affette da malattia”.

Sarebbe un’ottima cosa, soprattutto se si considera che dalla Liguria alla Puglia ci sono migliaia di serre abbandonate. L’esempio più eclatante è quello della zona di Sanremo: fino a dieci anni fa, le aziende agricole erano più di 15.000 ed erano leader nella produzione di fiori recisi. Oggi ne restano 5.000 perché le rose e i garofani arrivano via nave dall’America Latina e dall’Africa.

Che sia un buon affare lo hanno capito due italiani su tre: il 64% è favorevole a questo tipo di coltivazioni. E poi sarebbe perfettamente in linea con la nostra storia: negli anni quaranta l’Italia era il primo produttore mondiale di cannabis sativa – una qualità simile a quella coltiva per scopi terapeutici -, con oltre 100 mila ettari coltivati. Un primato cancellato nei decenni successivi.

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