Basta fare una ricerca su Internet per capire che la storia del canone Rai in bolletta è qualcosa che periodicamente riappare sui giornali e nei blog. Ma forse questa volta è la volta buona – lo si capisce anche dai particolari. L’Ncd si è opposto – giustamente – all’idea spiegando che “l’ipotesi” allo studio “è una stortura”, “non si può caricare una tassa su tariffa e le aziende elettriche non possono fare da esattori per lo Stato” e poi “si complicherebbe la vita a imprese e consumatori”.

Senza contare poi che così facendo, chi avrebbe più case si troverebbe a pagare più volte il canone. E allora cosa fare? Non si bene chi ha tirato fuori questa proposta, ma se non dovesse passare l’ipotesi del canone in bolletta, il canone potrebbe finire per essere pagato a maggio con l’Irpef in sede di dichiarazione dei redditi.

Insomma in un modo o nell’altro noi contribuenti dobbiamo – ancora una volta – pagare. E così soggetti – come il sottoscritto – che non hanno televisioni in casa dovranno comunque pagare il balzello, tutto per aumentare il gettito per la Rai che dovrebbe passare a 1,8 miliardi – ma scommetto che un po’ di questi finiranno nelle casse esangue dello stato per finanziare qualche misura a favore delle imprese.

Se il canone dovesse passare in bolletta, il canone dovrebbe scendere a 65 euro e dovrebbe essere diluita nelle bollette – che normalmente sono bimestrali. Per cercare di far passare questo ennesimo boccone avvelenato si vorrebbe anche modificare la governance della televisione pubblica per cercare di farne uscire i partiti. Alla Rai il direttore generale dovrebbe essere sostituito da un vero e proprio amministratore delegato che dovrebbe avere tutti i poteri che questa figura ha in una società privata.

Altra novità dovrebbe essere quella di un consiglio di amministrazione formato da cinque membri – oggi sono nove. Anche nel futuro dovrebbero essere eletti dal parlamento ma scegliendo tra i nomi di una rosa che verrebbe scelta da un organo di garanzia che finora non è stato individuato – si parla di Corte Costituzionale, Agcom o del Consiglio dei rettori. Il presidente, infine, dovrebbe essere indicato dal cda ma eletto dalla commissione di Vigilanza. Tutto questo meccanismo un po’ barocco dovrebbe cancellare la lottizzazione della Rai – è un po’ difficile crederlo.

Questi cambiamenti dovrebbe arrivare con un disegno di legge che il governo Renzi dovrebbe approvare tra la fine del mese di dicembre ed i primi giorni di gennaio – e da approvare entro maggio per arrivare prima della scadenza dell’attuale consiglio di amministrazione (quello nuovo dovrebbe essere approvato con le regole introdotte dall’esecutivo Renzi.

L’ultima novità renziana dovrebbe essere rappresentata dalla modifica del contratto di servizio pubblico, che dovrebbe diventare decennale. E l’idea sarebbe quella che i futuri vertici dell’azienda, avendo davanti più anni, dovrebbero dar vita a un piano di investimenti degno di un’azienda con 10.000 dipendenti.