Sarà il Museo di Roma Palazzo Braschi ad ospitare fino al 7 aprile 2013 l’eccezionale mostra “Canova. Il segno della gloria. Disegni, dipinti e sculture”, dedicata  proprio ai disegni del grande artista che, nella loro sequenza, raccontano un percorso di studio, un metodo di progettazione e ancor di più l’urgenza di trasporre i propri pensieri in creazioni. Un’esposizione per raccontare, attraverso i suoi disegni,  la nascita delle idee che, già nei primi segni, annunciano i suoi capolavori, ripercorrendo la storia e l’opera artistica di Antonio Canova sin dai suoi albori fino al consolidato successo. Un viaggio intenso che prende vita attraverso un ricco contributo di opere: 71 disegni, 9 acqueforti, 1 modello in terracotta e 3 in gesso, 3 calchi autografi, 2 marmi e 5 dipinti, di cui 4 a tempera e 1 a olio che consentono di visualizzare il passaggio dalla fase ideativa alla realizzazione dell’opera, chiarendo il ruolo di Canova come primo artista della modernità.

La prima sezione della mostra seleziona dall’intera produzione grafica di Canova fogli che raccontano perfettamente la varietà del suo segno e dei metodi di progettazione. Partendo poi dal disegno, l’esposizione individua due principali percorsi di lettura dell’opera canoviana: il primo evidenzia il rapporto del grande artista con la scultura antica, per cui si possono ammirare gli studi dal nudo, sia maschili che femminili, dove emerge essenzialmente l’attenzione dello scultore nei confronti della linea più ancora che del volume e della plastica stessa, ma anche i progetti per tre importanti opere: la “Venere Italica”, il “Creugante e Damosseno” e l’”Ercole e Lica”. L’altro percorso si incentra su personaggi storici della cultura del tempo. E’ in questo secondo itinerario che sono raccolti disegni, incisioni e bozzetti di celebri monumenti e di sculture tra i quali quelli di Napoleone Bonaparte, Maria Luisa d’Asburgo, Maria Cristina d’Austria, Carlo III e Ferdinando I di Borbone, George Washington, Vittorio Alfieri, Paolina Borghese Bonaparte e opere commissionate da Giorgio IV re d’Inghilterra, come pure il monumento funebre a Clemente XIV.

Il disegno come “pensiero” dell’opera realizzata ma anche come “ricordo” di esperienze di vita, di studio e di lavoro, si trasforma nella mostra in strumento per comprendere la complessità della personalità e dell’opera di questo grande scultore veneto, che si formò nelle terre della sua nascita per affermarsi poi nella culla della scultura classica e barocca, a Roma, in un periodo storico  di grandi cambiamenti che introduce all’Età moderna. Nelle sue sculture Canova, più di ogni altro, fece rivivere la bellezza delle antiche statue greche secondo i canoni che insegnava Winckelmann: «la nobile semplicità e la quieta grandezza». Canova solea gittare in carta il suo pensiero con pochi e semplicissimi tratti, che più volte ritoccava e modificava: così lo ritrae lo storico dell’arte Leopoldo Cicognara, preso dall’urgenza della trasposizione del pensiero e dell’immagine sulla carta, cui è attribuita una funzione del tutto personale e segreta, indice di una modernità esistenziale e di una prassi esecutiva che crea continuamente sorpresa e meraviglia in chi vi si accosta.