Da protagonista della primavera araba a Paese paralizzato dal caos istituzionale. L’Egitto è tornato sulle prime pagine dei giornali di tutto il mondo e i riflettori sono ancora una volta puntati su piazza Tahrir, teatro di dimostrazioni e scontri. Anche oggi centinaia di persone hanno protestato contro il colpo di mano del presidente Mohamed Morsi, che dopo la fine della crisi a Gaza, si è attribuito poteri illimitati pari a quelli del suo denigrato predecessore, Hosni Mubarak. Già tre le vittime e un centinaio i feriti, bersagliati dai gas lacrimogeni.

Ma la protesta non si è fermata in piazza ed è anzi arrivata ai vertici delle istituzioni egiziane. A scontrarsi con Morsi, questa volta, è la suprema corte costituzionale, che ha accusato il presidente di aver condotto una campagna “denigratoria” contro i giudici, che a giugno avevano disposto lo scioglimento dell’Assemblea del Popolo, il nuovo Parlamento del Cairo dominato da Fratelli Musulmani e Salafiti. Una decisione che ha provocato una guerra a colpi di documenti tra il nuovo capo dello Stato e i magistrati. Guerra tutt’ora in corso. Nel frattempo un giudice egiziano ha condannato in contumacia alla pena di morte il regista,  gli attori e i produttori del film blasfemo sul profeta Maometto, 7 persone in tutto.

Sempre oggi, intanto, la presidenza egiziana è tornata sulla questione delle misure costituzionali emanate il 22 novembre per ribadire la loro natura “temporanea”.  Tali misure, secondo il comunicato, servirebbero “non ad accentrare i poteri” ma a ”trasferirli ad un parlamento eletto democraticamente e di evitare qualsiasi tentativo di insidiare o sospendere i due organi eletti democraticamente, il Consiglio di Shoura e l’Assemblea del Popolo” oltre che a “preservare l’imparzialità del potere giudiziario evitando di politicizzarlo”. La dichiarazione costituzionale, insieme a leggi e decreti, servirebbe dunque, nelle intenzioni di Morsi a “esaudire le aspirazioni del popolo egiziano e di proteggere il sentiero di una transizione democratica di successo”.