Iniziano a trapelare le prime dichiarazioni del boss pentito dei Casalesi, Antonio Iovine, che ha deciso di collaborare con la giustizia.

Arrestato nel novembre 2010, al termine di una latitanza di 14 anni, Iovine spiega che il sistema di cui ha fatto parte non è dovuto soltanto alle colpe della camorra. L’accusa più grave viene lanciata nei confronti dei politici (soprattutto di quelli locali): “C’erano soldi per tutti, in un sistema che era completamente corrotto. Non aveva alcuna differenza il colore politico del sindaco perché il sistema era ed è operante allo stesso modo“.

Iovine denuncia il sistema di collaborazione tra politica locale e organizzazioni criminali e ne parla come se la situazione fosse prassi ormai consolidata (il che non sarebbe una novità, a dire il vero): “Generalmente io ero del tutto indifferente rispetto a chi si candidava a sindaco nel senso che chiunque avesse vinto automaticamente sarebbe entrato a far parte di questo sistema da noi gestito“. E poi l’amara verità: “La parte politica che dovrebbe rappresentare la parte buona dello Stato è stata quantomeno connivente con questo sistema se non complice. Sicuramente era del tutto consapevole di come andavano le cose“.

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