Chi sfrutta i lavoratori agricoli, che si tratti di un intermediario o dell’imprenditore, potrà essere punito con la detenzione rischiando fino a 6 anni di carcere. Lo ha deciso il Senato approvando con 190 voti favorevoli, zero contrari e 32 astensioni il ddl sul caporalato.

Il disegno di legge intende combattere la piaga della mafia nel mondo del lavoro, confiscando i patrimoni in mano alle organizzazioni criminali e sostenendo attivamente la rete del lavoro agricolo di qualità. A dichiararlo è stato il ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina:

Il disegno di legge è una battaglia che non è solo di civiltà, ma di giustizia.

Il provvedimento sul caporalato attribuisce al datore di lavoro la piena responsabilità dello sfruttamento dei lavoratori. Gli indici di sfruttamento e il commissariamento delle imprese coinvolte in casi di sfruttamento sono stati semplificati per accelerare l’applicazione di sanzioni e provvedimenti disciplinari.

La legge introduce inoltre una serie di misure a sostegno dei lavoratori stagionali impiegati nei campi nelle operazioni di raccolta. Le pene comminate agli sfruttatori saranno severe: i datori e gli intermediari che procurano braccianti a basso costo, senza garantire loro la possibilità di riposare, un alloggio dignitoso e senza le tutele previste dalle leggi sul lavoro, rischiano dagli uno ai 6 anni di carcere. Se le autorità accerteranno l’uso della violenza, di metodi ritorsivi e di minacce per sfruttare i lavoratori in stato di bisogno le pene aumenteranno a 8 anni.

Caporalato coinvolge 400 mila lavoratori italiani e stranieri

Il caporalato interessa circa 400 mila lavoratori in Italia. Secondo Forza Italia questo ddl non risolverà il problema dello sfruttamento della manodopera nei campi, soprattutto al Sud dove criminalizzare le imprese in modo semplicistico non farà altro che rafforzare il controllo del territorio da parte delle mafie.

L’associazione degli agricoltori Coldiretti ha invece accolto con favore il provvedimento, cogliendo l’occasione per chiedere al Parlamento di legiferare anche sui prodotti agricoli sottopagati per garantire un prezzo equo agli agricoltori e qualità ai consumatori:

Un’equa distribuzione del valore non è possibile se le arance nei campi sono sottopagate a 7 centesimi al chilo e i pomodori poco di più.