Con gli arresti dei membri della cosca Arena e di Leonardo Sacco emergono inquietanti dettagli intorno alla gestione del Cara di Isola Capo Rizzuto.

Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità nazionale anti corruzione, parla di un’ipotesi di commissariamento del Cara di Crotone, mentre su quello di Mineo vi furono pesanti sospetti sin dall’uscita del bando, “costruito per escludere la concorrenza, su misura“: in pratica sarebbe già stato noto a tutti il nome del vincitore.

Ma tornando al Cara di Isola Capo Rizzuto, Cantone sottolinea che a seguito delle prime indagini ci si era convinti che “il settore servizi sociali, medaglia di quel volontariato così forte in Italia, era stato macchiato da interessi.” Da qui l’idea di segnalare in un albo i fornitori delle struttureper evitare la presenza di organizzazioni mafiose, in quanto hanno buon gioco a mettere i loro interessi nel settore”.

L’inchiesta ha infatti evidenziato una situazione di speculazione sulle condizioni di vita dei migranti ospitati, a partire dalla distribuzione dei pasti (cibo per maiali, offerto in quantità non sufficienti).

Il Centro veniva gestito come se fosse stato di proprietà del clan, con il governatore della Misericordia che aveva creato la società fittizia Quadrifoglio, che si era aggiudicata gli appalti per la gestione del catering.

Gli inquirenti ritengono che anche all’interno della struttura vi fosse personale che veniva pagato dal parroco Edoardo Scordio per non segnalare la presenza di profughi in esubero rispetto a quanto previsto dai fornitori dei servizi.

Dalle testimonianze dei collaboratori di giustizia è stato reso noto che la prestazioni dei fornitori venivano fatturate in maniera fittizia secondo le persone la cui presenza nel centro era solo presunta, visto che molti profughi erano soliti allontanarsi dal campo per tornare solo in serata, quindi non usufruendo del servizio di mensa.

A generare il clima di omertà anche i rapporti del parroco con le forze dell’ordine. Questi sarebbe stato nel mirino dei cugini Poerio, arrestati anch’essi, a causa delle somme che avrebbe trattenuto per sé. Lamentandosi con il sindaco di Isola Capo Rizzuto, Gianluca Bruno, questi avrebbe confidato loro di non poter far nulla per non incorrere in vendette della criminalità organizzata.