Tragedia a Carmignano Sant’Urbano, paesino in provincia di Padova, dove un carabiniere si è trovato costretto ad aprire il fuoco su un trentatreenne che aveva aggredito violentemente. L’uomo, Mauro Guerra, è deceduto pochi minuti dopo per una ferita al fianco. Quello che avrebbe dovuto essere un normale intervento delle forze dell’ordine si è trasformato così in un caso su cui rimangono lati oscuri su cui le indagini dovranno fare luce.

Guerra, laureato in economia e dedito alla pratica del body building, da qualche tempo aveva dato segni di squilibrio, e da amici, parenti e conoscenti era descritto come una persona disturbata conosciuta dalle autorità per le violente litigate cui sottoponeva la madre e la sorella. La famiglia, vistasi costretta dal potenziale pericolo costituito dalle intemperanze dell’uomo, si era decisa a sottoporlo al trattamento sanitario obbligatorio. I carabinieri si sono dunque presentati ieri alla porta dell’abitazione in cui viveva insieme ai genitori e a un fratello più piccolo.

All’arrivo dei carabinieri Guerra si è mostrato molto aggressivo e si è dato alla fuga per le strade del paesino. Un conoscenti ha tentato di tranquillizzarlo e di convincerlo a consegnarsi ai militari, ma un carabiniere, il brigadiere Stefano Sarto, ha continuato l’inseguimento che si è protratto fino ai campi che circondano Carmignano. Qui Sarto, dopo averlo placcato, sarebbe riuscito ad ammanettare un polso di Guerra, che ha poi reagito con estrema violenza, percuotendo il militare con calci e pugni fino a farlo crollare a terra. Trovata una pietra avrebbe preso a colpirlo in volto, provocando ferite molto gravi.

I carabinieri giunti sul posto avrebbero allora esploso alcuni colpi di avvertimento in aria; tuttavia, vista la situazione di estremo pericolo per il collega, il comandate Marco Pegoraro avrebbe sparato all’indirizzo dell’uomo, con l’intenzione di ferirlo. Purtroppo il colpo indirizzato al braccio ha colpito il fianco di Guerra, che è morto pochi minuti dopo. L’amico del trentatreenne ha affermato che il colpo sarebbe partito mentre questi si sarebbe nuovamente alzato per darsi alla fuga, ma la sua testimonianza è resa incerta dalla distanza dal luogo dell’incidente (una cinquantina di metri).

Le indagini della Procura di Rovigo dovranno stabilire se quella di Pegoraro sia stata una misura necessaria per salvare il collega (che ha riportato fratture a mandibola e cranio, nonché sei costole rotte) o se ci fosse la possibilità di evitare la morte di Guerra.