La Procura di Milano ha fatto scattare il fermo per Don Alberto Barin, cappellano del carcere di San Vittore dal 1997, accusato di violenza sessuale e concussione. Al prete 51enne vengono contestati nell’arco di cinque anni (dal 2008 allo scorso ottobre) presunti abusi su sei detenuti, tutti extracomunitari e di età compresa tra i 22 e i 28 anni. Don Barin approfittava dello stato dei carcerati, che si rivolgevano a lui per avere shampoo, sigarette, shampoo, saponette o spazzolini e in cambio chiedeva favori sessuali.

Secondo il gip il prete avrebbe abusato della sua posizione, delle sue funzioni e della sua vicinanza a queste persone per soddisfare in modo quasi ossessivo le sue pulsioni sessuali. E a pena scontata, don Barin invitava gli ormai ex detenuti ad andare a trovarlo a casa vista – a suo dire – la relazione di buona condotta fatta al penitenziario che avrebbe influito sulla loro scarcerazione.  Nel racconto delle vittime si evince il loro stato di dover cedere al ricatto per il bisogno di quei generi di conforto e per il timore reverenziale nei confronti una persona estremamente potente e influente.

Le indagini sono in corso da giugno, dopo una denuncia spontanea di un detenuto. La squadra mobile, supportata nelle indagini dalla polizia penitenziaria, ha così installato microcamere sia nell’ufficio del cappellano all’interno di San Vittore, sia nella propria abitazione che hanno confermato lo stesso “modus operandi”: atti sessuali in cambio di piccoli doni.

I detenuti coinvolti erano già stati trasferiti nelle scorse settimane mentre il prete si trova nel carcere di Bollate in attesa dell’interrogatorio di garanzia. Sei anni fa Don Barin si faceva testimone della propria esperienza in carcere alla Comunità ecumenica di Taizé durante l’incontro internazionale di giovani a Milano. Questa una delle sue frasi riportata da Incrocinews: “Se io entro tutti i giorni a San Vittore è perché credo nell’uomo e nelle sue possibilità”.
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