Durante la celebrazione della festa di San Giovanni Battista, patrono della città di Genova di cui è arcivescovo, il cardinal Bagnasco ha lanciato un severo monito riguardo il ruolo che la cultura dominante svolge nelle nostre vite.

La società “sembra spingerci a distrarci volendo impedirci di pensare a Dio”, ha affermato il presidente della Cei durante la sua omelia, con un’intenzione che non sembra casuale ma frutto di un assalto programmatico.

Siamo culturalmente assediati da innumerevoli fatti, emozioni che vogliono cancellare le nostre energie di riflessione, di verifica, di sintesi, e vogliono frammentarci dentro. Siamo distratti da mille stimoli per distrarci dalle cose che contano“. È facile intuire che il riferimento del cardinal Angelo Bagnasco sia alle questioni spirituali e di fede.

Lo si evince dalle sue parole successive, che rappresentano una requisitoria contro i pericoli del relativismo e l’accantonamento della fede cristiana: “Se non esiste più qualcosa di valido per sempre, un ideale nobile per cui vale vivere e sacrificarsi, tutto diventa possibile, incerto, consegnato all’attimo fuggente”.

L’arcivescovo si è poi espresso anche sull’argomento del giorno, il Brexit: il risultato del referendum, che si è concluso con la vittoria del “leave”, sarebbe un “monito molto grave che potrebbe creare un effetto domino“.

All’Europa dunque il dovere di “cogliere il messaggio di un grande disagio” e “rivedere la propria impostazione dal punto di vista economico e soprattutto dal punto di vista culturale“, sopratutto in tema del rispetto delle singole identità culturale dei popoli dell’Unione.