Il rapporto della Caritas riguardo l’annata 2015 disegna uno scenario parzialmente inedito in merito alla povertà in Italia: se infatti gli stranieri rimangono la maggioranza di coloro che richiedono aiuto all’organismo della CEI (il 57%), al Sud la situazione è ribaltata, e sono gli italiani a essere in prima fila (66,5%).

Ma i dati del rapporto 2016 parlano anche di una diminuzione dell’età media dei poveri, un’inversione di tendenza quasi inversamente proporzionale rispetto agli anni passati: 44 anni, con un’equa divisione tra donne e uomini, sopratutto se coniugati.

Le cause delle richieste d’aiuto sono sopratutto di ordine strettamente economico (77%), seguite da problemi occupazionali (57%), ma in misura più lieve anche abitativi (25%) e familiari (13%).

E per l’appunto alle mense della Caritas si vedono sempre più giovani adulti colpiti dalla crisi economica: dal 2008 a oggi nel Meridione sono andati persi 576 mila posti di lavoro, con un livello di occupazione mai così basso dal 1977.

Sul versante dei profughi e dei richiedenti asilo si hanno dati molto precisi: sono 7700 coloro che sono stati aiutati dai Centri di ascolto della Caritas nel 2015, per la stragrande maggioranza uomini tra i 18 e i 34 anni, provenienti dall’Africa o dall’Asia centro-meridionale. Spesso analfabeti o a bassa scolarizzazione, a preoccuparli è sopratutto la mancanza di un’abitazione adeguata, oltre che il disagio economico, ma incidono molto anche i problemi linguistici.

In tutto sono 1 milione e 582 le famiglie che vivono sotto la soglia di povertà in Italia, quasi 4,6 milioni di persone, la cifra più alta dal 2005.