È ormai da molto tempo che una certa fetta della ricerca scientifica si sta concentrando sulla produzione a costi ragionevoli della carne sintetica.

Gli sforzi di startup e industrie del settore, per quanto visti non proprio di buon occhio da tutto il mondo dell’allevamento, sono salutati con entusiasmo da tutti coloro che difendono i diritti degli animali e la necessità di fare a meno degli allevamenti intensivi anche per ragioni riguardanti le ripercussioni sul clima.

In questo dibattito si inseriscono gli sforzi della Memphis Meats, una startup di San Francisco che ha come obiettivo la creazione di carne sintetica a partire da cellule animali.

In un video recentemente pubblicato su YouTube la compagnia ha mostrato il primo risultato della sua ricerca, ovvero una polpetta che viene fritta in una padella e quindi assaggiata da una ragazza che la giudica del tutto simile a una polpetta di carne “vera”.

Nel mezzo tutta la spiegazione del processo che ha portato a questo passaggio fondamentale, con il dirigente della Memphis Meat Uma Valeti ad argomentare come sia ormai diventato insostenibile supportare l’industria della carne e la previsione che nei prossimi 20 anni la maggior parte dei prodotti di questo tipo venduta nei negozi sarà prodotta in laboratorio.

La polpetta viene ottenuta da cellule staminali di mucche e maiali e fatta crescere a ossigeno e sostanze nutritive. Il procedimento però non è del tutto vegetariano, nel senso che viene utilizzato il siero fetale ottenuto dal sangue di vitelli non arrivati a nascere per dare il via alla coltura della carne.

Tra i vantaggi di questo tipo di approccio, stando alle dichiarazioni di Valeti, ci sarebbe un consumo di gas serra inferiore del 90% rispetto al corrispettivo di un allevamento. Al momento però i costi sono del tutto proibitivi per l’utente comune, dato che si parla di circa 18mila dollari per circa mezzo chilo di carne sintetica.

La ricerca in generale non si sta più concentrando sulla qualità dell’alimento artificiale – ormai buona, come conferma la ragazza del video, per quanto forse non proprio imparziale – ma sull’abbassamento dei costi per arrivare a essere davvero concorrenziali.