La morte di Gianroberto Casaleggio, considerato la vera anima del Movimento 5 Stelle, ha suscitato reazioni contrastanti. Ai messaggi di cordoglio dei politici e degli intellettuali italiani si sono accompagnate riflessioni sul futuro del Movimento 5 Stelle dopo la perdita di un elemento determinante per l’indirizzo politico dei pentastellati.

Il vignettista Vauro Senesi ha interpretato un pensiero diffuso sulla mancanza di una guida del Movimento 5 Stelle con una vignetta che ha fatto molto discutere. La vignetta raffigura Beppe Grillo come un burattino con i fili tagliati, accasciato al suolo, a indicare che con la morte di Casaleggio anche Grillo è ormai finito.

La vignetta ha riscosso l’indignazione di decine di utenti sui social network, che accusano Vauro di sciacallaggio e mancanza di rispetto nei confronti di un defunto. Tra gli stessi fan di Vauro, che pure difendono il diritto alla satira, non mancano voci indignate. G.R. scrive:

Senza essere “grillina” , giudico fuori luogo questa vignetta. Santo cielo è morto e anche dopo lunga malattia. Che bisogno c’è di ironizzare anche sulla morte?

La stessa indignazione è condivisa da A.D.A.:

Odio Grillo e il M5S ed amo la satira ed amo anche le sue vignette, Vauro, le trovo spesso geniali. Però questa vignetta è decisamente fuori luogo, non si scherza con la morte in questo modo, è oltremodo irrispettosa, non solo verso il M5S, ma verso tutti, indipendentemente dalle proprie ideologie politiche.

Venturini: per Casaleggio la parola leader era un insulto

Altri utenti ricordano che occorre difendere sempre la libertà d’espressione, citando il motto Je suis Charlie per rivendicare il diritto di satira. Un utente cita la testimonianza di Marco Venturini dal blog de Il Fatto quotidiano, che cozza con l’idea di Casaleggio burattinaio espressa nella vignetta di Vauro. Scrive Venturini:

In base alla mia esperienza, all’opposto di quanto alcuni hanno cercato di far credere, la libertà che garantiva ai gruppi è sempre stata totale. Chi immagina un Casaleggio preso ad indirizzare il M5S vede un uomo che non esiste. Per lui la parola leader era un insulto.