È destinata a fare molto discutere la riforma sull’assegnazione delle case popolari in Liguria: il Consiglio Regionale ha infatti approvato con una maggioranza risicata (16 sì contro 13 no) la revisione della legge, secondo la quale sarà più difficile che i cittadini stranieri possono esserne i destinatari.

Questi infatti dovranno dimostrare di risiedere in Italia da almeno 10 anni, e almeno da 5 in Liguria. Il presidente della Regione Giovanni Toti ha commentato la decisione sostenendo che “da oggi i liguri e gli italiani sono al centro delle politiche di edilizia residenziale pubblica. Questa riforma garantisce più investimenti, più equità, più giustizia, più case e più facilità di accesso a chi davvero ha bisogno di un alloggio pubblico, in modo da evitare sprechi e inefficienze”.

A fargli eco le parole dell’assessore regionale all’Urbanistica, Marco Scajola, il quale sostiene che “il principio secondo cui ‘vengono prima gli italiani’ è il minimo indispensabile: non significa chiudere le porte ai migranti, ma chi vive in Italia ha finalmente riconosciuto un diritto, non sarà più superato da chi arriva nel nostro paese da pochi mesi. Inoltre, è giusto aiutare categorie come gli ‘over 65′, le giovani coppie, le famiglie con disabili e malati terminali, o le forze dell’ordine”.

La riforma prevede infatti che oltre al 50% delle case popolari assegnate con il criterio dell’Isee, il rimanente 50% venga affidato alle categorie sociali svantaggiate degli anziani, a genitori separati o divorziati, persone sole con minori, poliziotti, famiglie soggette a procedure esecutive di rilascio e coppie con figli sotto i 40 anni.

Ma secondo l’opposizione del Pd la scelta contro gli stranieri sarebbe “solo uno spot elettorale”, come afferma  il consigliere regionale del Pd Giovanni Lunardon, in quanto “solo il 3,9% delle case popolari presenti in Liguria sono assegnate a stranieri, il 95% a italiani e l’1% a cittadini comunitari”.

Festeggia invece Matteo Salvini, il quale ha elogiato il provvedimento. “Avete superato i lombardi, ma in testa alla ‘classifica’ ci sono i veneti, con 15 anni. Chi è arrivato l’altro ieri si mette in fondo alla fila”.