Da qualche giorno si è riaperto il caso Cucchi come il proverbiale vaso di Pandora. La sorella Ilaria nella giornata di ieri ha infatti pubblicato su Facebook una foto di Francesco Tedesco, uno dei cinque indagati per la morte del ragazzo risalente ormai al 2009.

Nel suo post sul social network la donna aveva spiegato di essere stata spinta a guardare in viso ancora una volta le persone responsabili per il decesso di Stefano: “Volevo farmi del male, volevo vedere le facce di coloro che si sono vantati di aver pestato mio fratello. Volevo vedere coloro che si sono divertiti a farlo. Le facce di coloro che lo hanno ucciso. Ora questa foto è stata tolta dalla pagina. Si vergogna? Fa bene.

L’iniziativa ha immediatamente suscita un enorme vespaio di polemiche, innescando anche una plateale gogna mediatica con tanto di minacce che sarebbero arrivate privatamente al carabiniere. Venuta a sapere di quest’ultimo dettaglio Ilaria ha fatto parzialmente marcia indietro: “Non tollero la violenza, sotto qualunque forma. Ho pubblicato questa foto solo per far capire la fisicità e la mentalità di chi gli ha fatto del male ma se volete bene a Stefano vi prego di non usare gli stessi toni che sono stati usati per lui. Noi crediamo nella giustizia e non rispondiamo alla violenza con la violenza. Grazie a tutti”.

Il tutto arriva dopo la pubblicazione del messaggio audio riguardante un altro carabiniere indagato, Raffaello D’Alessandro, accusato piuttosto esplicitamente dalla ex moglie Anna Carino del pestaggio di Cucchi.

Per Ilaria in ogni caso la vicenda non si è chiusa con l’attesa per l’incidente probatorio previsto per il 29 gennaio che dovrà far luce sui fatti svoltisi nella caserma Appa il 15 ottobre del 2009. Il legale di Tedesco ha infatti annunciato una denuncia per diffamazione nei confronti della donna: “Il mio assistito dopo il post su Facebook di Ilaria Cucchi è stato sommerso da minacce di morte rivolte a lui e ai suoi familiari. Per questo, oltre a denunciare Ilaria Cucchi per diffamazione, denunceremo anche gli autori di queste minacce”.

Il caso Cucchi ha avuto una sorta di seguito nell’analoga iniziativa di Lucia Uva, sorella di Giuseppe, morto nel 2008 dopo essere stato tratto in una caserma di Varese in stato di ubriachezza.

Mettetevelo bene in testa: noi vittime dello Stato vogliamo solo la verità è non ci fermeremo fin quando i colpevoli non verranno tutti fuori”, queste le parole sotto l’immagine presa da Facebook del poliziotto presente nella caserma al momento del fermo di Giuseppe Uva.