Prende oggi il via il processo durante il quale si deciderà la sorte di Michele Buoninconti, accusato di aver assassinato la moglie Elena Ceste e per questo arrestato lo scorso 29 gennaio. I reati per i quali la Corte d’Assise di Asti dovrà giudicarlo sono quelli di omicidio volontario e occultamento di cadavere.

Ad assistere il vigile del fuoco di 47 anni nel processo a porte chiuse con rito abbreviato vi sono gli avvocati Chiara Girola e Massimo Tortoroglio, che seguiranno la linea di difesa seguita da Buoninconti sin dall’arresto, essendosi sempre dichiarato innocente.

Il corpo di Elena Ceste è stata ritrovato lo scorso 18 ottobre nel canale di scolo del rio Mersa, a circa 200 metri dall’abitazione di Costigliole d’Asti in cui abitava insieme al marito e ai tre figli. Inutili i mesi spesi nelle ricerche della donna, che secondo gli inquirenti giudicati dal comandante dai carabinieri Fabio Federici sarebbe stata uccisa in casa e poi trasportata nel luogo del ritrovamento subito dopo la morte.

Sin da subito Buoninconti è risultato essere il maggiore sospettato per i delitti, e gli inquirenti hanno trovato dubbie le ricostruzioni dell’uomo, il quale aveva affermato che la moglie sarebbe scomparsa dopo essere uscita di casa priva di vestiti, occhiali da vista, documenti e cellulare

A insospettire la squadra investigativa anche i presunti tentativi di depistaggio di Buoninconti, che durante le prime ricerche avrebbe detto di aver già controllato l’area in cui sarebbe stato trovato il cadavere, così come il rifiuto a portare con sé il cane domestico, forse in grado di riconoscere l’odore della donna (e regalato poco tempo dopo la scomparsa della moglie). Qualche ombra è stata gettata anche dall’intercettazione di una telefonata ricevuta il giorno del ritrovamento del cadavere, durante la quale il sospettato parrebbe conoscere molti dettagli in teoria a lui ignoti.

Se dovesse essere condannato, a Buoninconti è garantito lo sconto di un terzo della pena comminata dal giudice Roberto Amerio grazie alla scelta del rito abbreviato a porte chiuse, quindi senza possibilità di testimonianze e dibattimento.