Si ritorna a parlare del caso Meredith Kercher, questa volta ascoltando le parole dell’unica persona riconosciuta colpevole al termine dell’iter giudiziario, Rudy Guede.

È infatti di queste ultime ore la notizia che all’ivoriano, condannato con rito abbreviato a una pena di 16 anni di carcere, sono stati negati i permessi premi a causa della mancata revisione critica delle sue responsabilità: in parole povere non si sarebbe pentito. I suoi avvocati hanno già presentato ricorso per ben due volte, ma al momento una decisione sugli appelli è già stata rinviata per due volte.

D’altro canto la versione che Guede continua a raccontare a coloro che lo interrogano è sempre la stessa, il racconto di un coinvolgimento assolutamente superficiale e di fatto di innocenza rispetto alla morte della giovane studentessa Meredith.

Guede è quindi tornato a parlare ai microfoni di Storie Maledette, la trasmissione di Rai 3 che manderà in onda l’intervista il prossimo giovedì 21 gennaio. A colloquio nel carcere di Viterbo con la giornalista Franca Leosini, il ragazzo si è detto amareggiato per il modo in cui è stato trovato colpevole pure senza prove decisive: “Non è stata trovata alcuna traccia di mio dna sul coltello con il quale Meredith è stata uccisa. E anche la simulazione del furto nella casa conferma quello che dico. Sul sasso lanciato per rompere la finestra non ci sono le mie impronte. Come avrei fatto a cancellarle?

C’è un’implicita accusa di cedimento a pregiudizi razzisti nel ricordo di come è stato trattato dalla stampa, dai giudici e dagli investigatori, pregiudizi che ne avrebbero anche provocato la fuga verso la Germania (da cui nel dicembre del 2007 è stato estradato): “Sono stato descritto come un ladruncolo, un bugiardo. Ma se così fosse avrei avuto altre denunce, qualche condanna. Non sono un santo, ma ho fatto le cose che fanno tutti i ragazzi della mia età. E quando mi sono trovato nella casa del delitto sono fuggito perché ho avuto paura. Nessuno mi avrebbe creduto. Ho pensato: negro trovato, colpevole trovato. Le indagini successive, fatte malissimo, mi hanno dimostrato che avevo ragione”.

Rimane il fatto che in Cassazione i giudici hanno scagionato definitivamente Raffaele Sollecito e Amanda Knox, che Guede afferma di conoscere bene. L’ingegnere informatico italiano, che ha trascorso 4 anni in carcere, di recente si è invece detto del tutto certo della colpevolezza dell’ivoriano. “È lui il responsabile di questo fatto criminoso. Le tracce sulla scena del crimine erano solo le sue. Io tra l’altro non ho mai cercato vendetta. Ho sempre voluto la verità“.