Papa Francesco interviene anche sul caso Moro. Lo stesso pontefice in persona ha deciso che Antonio Mennini, ora arcivescovo e nunzio apostolico nel Regno Unito, ma all’epoca dei fatti confessore dello statista, si presenti lunedì prossimo, a San Macuto, davanti alla nuova commissione parlamentare di inchiesta che è stata aperta sul caso.

Francesco ha scelto di mettere da parte le regole sull’immunità diplomatica – che riguardano ovviamente anche gli ambasciatori vaticani – ed evitare che la Commissione dovesse spostarsi a Londra per ascoltarlo a domicilio.

Perché questa audizione? Secondo l’ex-presidente della Repubblica Francesco Cossiga “Don Antonello”, durante i 5 giorni del sequesto di Aldo Moro era il viceparroco della chiesa di Santa Chiara in piazza dei Giochi Delfici, a poche centinaia di metri dall’abitazione di Aldo Moro, e sarebbe stato a lui vicino anche durante la prigionia. Secondo le confessioni raccolte poco prima della morte del politico sardo, lo avrebbe addirittura confessato e gli avrebbe impartito l’estrema unzione nella prigione delle Brigate Rosse.

Il prete sarebbe stato il canale segreto di comunicazione tra la Santa Sede ed i terroristi – il papa all’epoca era Paolo VI, un amico personale di Aldo Moro che ha cercato fino all’ultimo di salvarlo.

Subito dopo la fine di questa tragica vicenda, Antonio Mennini – che è tra l’altro figlio di Luigi, in quegli anni numero 2 dello Ior, quando il presidente era Paul Marcinkus -, venne destinato alla carriera diplomatica: prima in Turchia, poi Bulgaria, Federazione Russa, Uzbekistan ed infine Gran Bretagna – ricopre l’attuale ruolo dal 2010.

Finora il diplomatico non ha mai fatto dichiarazioni in tema. Nello scorso mese di gennaio però le cose sono cambiate. La Santa Sede lo ha chiamato e gli ha fatto sapere che avrebbe dovuto rendersi disponibile a deporre, concordando data e modalità dell’audizione con Giuseppe Fioroni, presidente della nuova Commissione Moro che ha avviato i suoi lavori nell’ottobre dello scorso anno.

Vista la delicatezza del tema e del contributo che potrebbe portare l’arcivescovo, c’è la possibilità che la testimonianza venga secretata. Sarà soprattutto importante capire perché il tentativo della Santa Sede non ha avuto successo.