È un’ammissione priva di sensi di colpa o rimorso quella che Mohamed Abdallah ha reso all’edizione araba dell’Huffington Posti in merito al caso Regeni.

Il capo del sindacato dei venditori ambulanti ha infatti affermato di aver segnalato il ricercatore alle autorità: “Sì, l’ho denunciato e l’ho consegnato agli Interni e ogni buon egiziano, al mio posto, avrebbe fatto lo stesso”.

L’uomo, che si definisce un collaboratore dei servizi di sicurezza, ha esplicitato senza remore il legame tra il sindacato e il ministero degli Interni: “Solo loro si occupano di noi ed è automatica la nostra appartenenza a loro. Quando viene un poliziotto a festeggiare con noi a un nostro matrimonio, mi dà più prestigio nella mia zona”.

Poi Abdallah è entrato nel dettaglio dei suoi incontri con Giulio Regeni, in tutto sei: “È un ragazzo straniero che faceva domande strane e stava con gli ambulanti per le strade, interrogandoli su questioni che riguardano la sicurezza nazionale. L’ultima volta che l’ho sentito al telefono è stato il 22 gennaio, ho registrato la chiamata e l’ho spedita agli Interni.”

Il sindacalista però non si ferma qui e allude anche al fatto che Regeni gli abbia offerto del denaro in cambio di informazioni. Un tentativo di “corruzione” che avrebbe fatto nascere nell’uomo il sospetto che potesse trattarsi di un agente di servizi segreti stranieri. Regeni era però un ricercatore universitario che si stava occupando dei sindacati indipendenti egiziani.

Proprio il suo intervento, con tanto di segnalazione alla sicurezza, avrebbe fatto saltare la copertura. Abdallah conclude con un’inquietante e assurda considerazione: “Lo avranno ucciso le persone che lo hanno mandato qui”. Giulio Regeni è stato trovato senza vita in una strada periferica de Il Cairo il 3 febbraio. Evidenti i segni di tortura sul suo corpo, confermati poi anche in sede di autopsia.