Si attende per questa sera la sentenza della corte di Cassazione nell’ambito del processo attinente al caso Ruby, per il quale sono imputati Emilio Fede, ex direttore del Tg 4, e Nicole Minetti, ex consigliera regionale della Lombardia.

La situazione di Fede sarebbe più problematica dopo che il sostituto Procuratore Geneale della Cassazione Ciro De Angelillis ha chiesto ai giudici della Suprema Corte una pena più aspra rispetto a quella comminata dalla corte d’appello di Milano (4 anni e 10 mesi di reclusione).

A motivare la richiesta del P.g. vi sarebbe l’errata richiesta di attribuzione del reato di favoreggiamento della prostituzione di maggiorenni, che dovrebbe essere riqualificato al corrispettivo reato riferito ai minorenni.

Angelillis, in parole povere, sostiene che Fede fosse a conoscenza della vera età di Ruby – al secolo Karima El Mahroug – ai tempi delle serate che si sarebbero tenute ad Arcore nell’abitazione di Silvio Berlusconi, rappresentando il vero e proprio “dominus” dell’organizzazione. Il P.g. ha inoltre chiesto che venga confermata la condanna a 3 anni di reclusione inflitta alla Minetti, che si era vista ridurre la pena dei 5 anni di carcere per attenuanti generiche.

Le condanne, dovessero risultare definitive, in ogni caso non includerebbero la detenzione in carcere: Emilio Fede infatti, avendo 84 anni, potrebbe chiedere e ottenere gli arresti domiciliari, mentre per la Minetti ci sarebbe l’opzione dell’affidamento in prova ai servizi sociali.

Ricordiamo che la Corte di Cassazione ha confermato l’assoluzione – quindi divenuta definitiva – per Silvio Berlusconi nell’ambito del caso Ruby, per il quale era stato condannato a 7 anni in primo grado, per poi essere assolto in fase di appello.