Il 10 marzo la Cassazione aveva posto il definitivo sigillo sul caso Ruby in cui era imputato Silvio Berlusconi con una sentenza che confermava l’assoluzione già decisa dalla Corte d’Appello di Milano il 18 luglio dell’anno scorso.

Oggi sono finalmente state rese pubbliche le motivazioni a supporto di quella storica sentenza, che chiusero una diatriba giudiziaria che era iniziata nel lontano 2010. Il punto più scottante del processo, come ricordato più volte dalla stampa, è quello della minore età di Karima El Mahroug ai tempi delle cene di Arcore, definite, citando però la Corte d’Appello, “disinvolte e spregiudicate”.

Per la Cassazione Berlusconi non avrebbe avuto modo di conoscere l’esatta età della ragazza prima della famose notte del 27 maggio, quando venne portata in commissariato in seguita alla denuncia per un furto avanzata da un’amica.

A ostacolare la consapevolezza del premier anche il rapporto ambivalente con Emilio Fede, con questi che “nutriva sentimenti d’amicizia non totalmente disinteressati”, che si concretizzavano di fatto nell’organizzazione di “quel sistema di spregiudicati intrattenimenti presso Villa San Martino ad Arcore”. Di fatto l’ipotesi che l’ex giornalista, insieme all’amico Lele Mora, possa aver rivelato a Berlusconi la minore età della ragazza non avrebbe prove a suo favore, dato che la rivelazione avrebbe leso gli interessi del direttore del Tg4.

Più sfumate le motivazioni in merito all’assoluzione dal reato di concussione che secondo l’accusa si sarebbe stabilito tra il Presidente del Consiglio e Pietro Ostuni, il funzionario della questura di Milano contattato per far sì che Ruby venisse affidata a Nicole Minetti.

Non ci sarebbe prova del fatto che “il pubblico ufficiale abbia abusato della qua qualità o dei suoi poteri, esteriorizzando concretamente un atteggiamento idoneo a intimidire la vittima, tanto da incidere negativamente sulla sua integrità psichica e sulla sua libertà di autodeterminazione.”

Anche la giustificazione diplomatica riguardante la fittizia parentela con il presidente egiziano non può essere ritenuta di natura concussoria, giacché a fronte di una veloce verifica si sarebbe rivelata “falsa e quindi priva di qualunque idoneita’ ad ingannare il funzionario e ad indurlo a soddisfare la richiesta rivoltagli. Berlusconi lucidamente si limitò a fornire un’apparente giustificazione alla sua richiesta, non potendo anch’egli ragionevolmente assegnare alla falsa rappresentazione alcuna efficacia ingannatoria, essendo di assoluta evidenza che la circostanza sarebbe stata subito smentita, non appena sottoposta a controllo.”

Di fatto la decisione presa da Ostuni sarebbe da attribuire a una molteplicità di fattori concomitanti, tra cui “timore riverenziale o autoindotto, timore di non sfigurare, mera compiacenza“.