Si complica ulteriormente il caso Uva, dato che il testimone principale del processo, Alberto Biggiogero, si è macchiato del delitto del padre.

L’omicidio è avvenuto verso le 18.30 di ieri, nell’appartamento della famiglia sita a Varese, in viale dei Mille: a provocare la furia di Biggiogero, che ha aggredito il genitore colpendolo all’addome con un coltello, sarebbe stata una lita violenta. La polizia sta ancora indagando allo scopo di scoprire ulteriori dettagli.

L’instabilità dell’uomo era saltata fuori durante il processo Uva, quando erano stati palesati i problemi con alcol e droghe e la personalità definita borderline. Sorpresa la sorella di Giuseppe Uva, Lucia, che ha spiegato come negli ultimi tempi Alberto fosse più tranquillo e avesse smesso di bere di assumere stupefacenti

La morte di Giuseppe Uva risale al 14 gennaio 2008, quando l’uomo morì all’interno dell’ospedale psichiatrico di Varese dopo essere stato tenuto in custodia dai carabinieri nella caserma di via Saffi. L’arresto era avvenuto in seguito al transennamento di una strada da parte di Giuseppe e Alberto, il quale riferì di aver sentito le urla dell’amico mentre si trovava nei locali dei militari. Inutile l’avvertimento al 118, il cui operatore venne tranquillizzato dai carabinieri.

La Corte d’assise di Varese ritenne innocenti i due carabinieri e i sei poliziotti accusati di sequestro di persona e omicidio preterintenzionale, anche a causa della non attendibilità di Biggiogero; in appello la procura di Milano ritenne che la sentenza era stata motivata in modo sommario e che i giudici avevano sottovalutato la testimonianza dell’uomo.