I legali di Massimo Giuseppe Bossetti, unico indagato per la morte di Yara Gambirasio, hanno presentato una nuova istanza di scarcerazione al Tribunale del Riesame di Brescia. Bossetti è detenuto nel carcere di Bergamo dal 16 giugno del 2014. A settembre il gip di Bergamo aveva rigettato la richiesta di scarcerazione presentata dagli avvocati difensori del muratore di Mapello: Claudio Salvagno e Silvia Gazzetti.

La difesa aveva chiesto di scarcerare l’uomo, presentando un documento di 41 pagine in cui si contestava la validità delle tracce di DNA rinvenute sugli slip e sui leggins della tredicenne di Brembate Sopra. Il gip di Bergamo Ezia Maccora aveva rigettato l’istanza di scarcerazione per timore di reiterazione del reato. Oggi i legali ci riprovano, sostenendo che il loro assistito è innocente e deve essere rilasciato.

L’avvocato Claudio Salvagni nella nuova istanza contesta non soltanto la prova del DNA ma anche i risultati delle perizie informatiche effettuate sul computer di Bossetti.

Un grande granchio è stato preso anche sulle perizia informatica. Non c’è materiale pedopornografico nel computer di Bossetti e non c’è nemmeno una navigazione su siti pedopornografici, sostiene infatti Salvagni.

Intanto nei giorni scorsi la posizione di Bossetti si è complicata a seguito del rinvenimento di alcune fibre sintetiche sui vestiti della vittima, compatibili con i rivestimenti del furgone del sospettato. La comparsa di nuovi elementi che supportano le tesi dell’accusa è stata confermata dallo stesso comandante dei RIS di Parma, il colonnello Giampietro Lago:

Posso soltanto confermare che è emerso un nuovo elemento di rilievo, costituito da alcune microfibre acquisite dagli indumenti della vittima, che corrispondono ad elementi del tessuto del furgone in uso all’indagato, ha dichiarato Lago.

Secondo gli inquirenti, ci sarebbe piena compatibilità tra le microfibre rinvenute sui vestiti della tredicenne di Brembate e il tessuto che ricopre il furgone Iveco Daily di proprietà di Bossetti. La sera del 26 novembre 2010, giorno della scomparsa di Yara, nella zona non c’erano altri veicoli simili. La comparsa di queste nuove prove rende quasi scontato l’esito della nuova richiesta di scarcerazione presentata oggi dai legali di Bossetti. Per il muratore di Mapello ritornare in libertà in attesa del processo si fa sempre più complicato.

Tra pochi giorni dovrebbe essere annunciata la chiusura delle indagini. Il pm Letizia Ruggeri, già entro fine febbraio, potrebbe effettuare la comunicazione ufficiale. A fine gennaio il pm ha ascoltato un compagno di cella dell’uomo, probabilmente per raccogliere delle confidenze fatte dall’indagato.

La difesa intanto sta già organizzando la linea da seguire nel corso del processo. Oltre a preparare una perizia alternativa sulle microfibre rinvenute sui vestiti di Yara, gli avvocati potrebbero tornare a insistere sul nome fatto da Bossetti al pm Letizia Ruggero: quello di Massimo Maggioni, imprenditore socio del cognato di Bossetti Osvaldo Mazzoleni. La Procura della Repubblica aveva già effettuato i dovuti accertamenti sul conto dell’uomo ma non è da escludere che la difesa tiri fuori nuovi elementi per alleggerire la posizione di Bossetti.