La Coldiretti lancia l’allarme: questo autunno potremmo dire addio (o quasi) alle castagne. O almeno a quelle italiane.

Colpa di un raccolto disastroso, che ha fatto segnare un calo della produzione di circa l’80-90% rispetto alla media storica e ha aperto un ulteriore trend negativo rispetto all’anno scorso, quando era stata avvertita una piccola ripresa dopo l’annus horribilis del 2014.

A farne le spese sono sopratutto la Campania, prima produttrice regionale, e le Marche colpite dal terremoto, da dove provengono la maggior parte delle castagne della regione. Ma non è il sisma la causa della preoccupante penuria , quanto un giugno disastroso dal punto di vista del tempo e del clima, nonché di un parassita – il cinipide – che assale con violenza gli alberi.

I cali in ogni caso sono stati registrati un po’ in tutta Italia, con punte al Meridione e segnali di lieve ripresa al Nord, per quanto vi siano criticità dovute alla siccità degli ultimi mesi.

Nelle regioni settentrionali, infatti, si sono visti risultati soddisfacenti nel contrasto all’azione del cinipide, parassita di origine cinese che contribuisce a far seccare gli alberi. Al Sud invece l’organismo è arrivato più tardi e non sono state ancora approntate le necessarie difese, costituite dall’uso del parassitoide Torymus sinensis.

Si stima allora che la produzione totale sarà inferiore ai 20 milioni di kg dell’anno scorso: cifre modeste, se si pensa che solo 10 anni fa si parlava del triplo della quantità rispetto al 2016.

Portogallo, Spagna e Albania saranno allora le nazioni che si avvantaggeranno della situazione, esportando in Italia circa 32 milioni di kg di castagne (stando a quanto avvenuto nel 2015).

Proprio a questo proposito la Coldiretti ha chiesto che venga fatta attenzione alle etichette dei prodotti mediante l’introduzione di un codice doganale, affinché venga segnalata esplicitamente la provenienza dei frutti e dei prodotti derivati e non siano così spacciati per la produzione made in Italy, rinomata per l’alta qualità.