Otto anni fa la scomparsa di Elisabetta Grande e sua figlia Maria Belmonte, ieri il ritrovamento dei loro corpi, ormai ridotti a scheletri, in un intercapedine nel pavimento del garage della loro villetta nel Catanzaro, a Baia Verde, abitata da Domenico Belmonte, marito e padre delle due donne, medico in pensione, ed ex-direttore direttore del centro clinico del carcere di Poggioreale, a Napoli.

Né Domenico Belmonte, né il suo genero, Salvatore Di Maiolo, avevano mai sporto denuncia della scomparsa delle mogli, affermando entrambi la convinzione che si fosse trattato di un allontanamento volontario; è stato il fratello di Elisabetta, Lorenzo Grande, a far aprire le indagini dalla polizia e ad aver presentato il caso alla trasmissione Chi l’ha visto?, sostenendo di aver contattato quattro anni fa il cognato per avere notizie della sorella. «Con loro non ho più rapporti da molto tempo» la risposta ricevuta.

I corpi, scovati dalla polizia grazie ad un georadar, erano adagiati uno sopra all’altro e circondati da alcuni documenti di rilevante importanza, non sembrano riportare segni di violenza, ma non sono naturalmente più riconoscibili. Saranno gli esami medico-legali disposti dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) a rivelarne con certezza un’identità.

Non è facile in ogni caso la posizione di Belmonte: accusato di omicidio e sequestro di persona, non ha saputo spiegare che cosa ci facessero due scheletri sotto i suoi piedi, come mai abbia potuto ritenere credibile un allontanamento volontario delle donne scomparse ormai dal lontano 2004. I 145mila euro di assegni pensionistici accumulati sul libretto della moglie non facilitano la sua posizione. Nei guai anche Salvatore Di Maiolo, probabile complice, sospettato di aver aiutato il genero nell’occultamento dei cadaveri, difficili da posizionare in quella stretta intercapedine senza l’aiuto di altre due mani.