Tensione in Spagna, e più precisamente in Catalogna, dove è in corso una crisi istituzionale. Nelle ultime ore sono stati infatti arrestati dodici dirigenti del governo autonomista guidato dal presidente Carles Puigdemont.

Questi ha convocato una riunione urgente dei suoi ministri dopo l’operazione compiuta dalla guardia civil a Barcellona. Tra i personaggi arrestati figura anche il braccio destro del vicepresidente Oriol Junqueras, il quale sta preparando il referendum sull’indipendenza dello Stato che il governo di Madrid ritene illegale.

La consultazione è in programma per il 1 ottobre e il governo per contrastare la manovra aveva già privato il governo catalano delle competenze finanziarie.

Non è un caso dunque che siano stati perquisiti gli uffici del Ministero dell’Econonomia catalano, direttamente dipendente dalla vicepresidenza: arrestati infatti due collaboratori del vicepresidente come Josep Maria Jove’ e Lluis Salvado’. La guardia civil ha poi proceduto a perquisire anche i ministeri degli Esteri e degli Affari sociali.

Veemente la reazione di Junqueras, il quale ha affermato che “queste sono cose che non succedono in nessuna democrazia occidentale. Ci sono arresti in strada senza mandati d’arresto”. Inevitabili le proteste dei sostenitori in piazza, che hanno circondato la sede del governo per denunciare il blitz.

Dall’altra parte il premier della Spagna Mariano Rajoy di non voler cedere rispetto al blocco del referendum, non avendo altra scelta che procedere in questo modo: “A nessuno piace questa situazione, e a me neppure”.