Una recente inchiesta sulla religione in Italia – e nello specifico sul cattolicesimo – mette in dubbio convinzioni diffuse e radicate tra l’opinione pubblica: secondo i dati raccolti dalla società di analisi statistica Swg, pubblicati in un dossier in uscita oggi su L’Unità, solo la metà degli italiani si dice cattolica.

Si tratta esattamente del 50%, un dato che in teoria spaccherebbe in due il Paese. A questa cifra però va aggiunta una percentuale del 13% di persone intervistate che preferiscono invece etichettarsi come cristiani (e quindi probabilmente a escludere una qualsivoglia affiliazione con la Chiesa romana).

Le altre confessioni raccolgono percentuali che non arrivano a due cifre: tra protestanti e ortodossi si arriva al 4%, il 2% degli italiani sarebbe buddista, l’1% ebreo, un altro 1% di musulmani e un 1% di induisti.

Riguardo all’annosa questione ateismo si registra un importante 20% di persone che si definisce esplicitamente in questo modo, mentre l’8% degli intervistati descrive una generica fede in un Dio che però non si esprime nell’appartenenza a un culto religioso vera e propria.

Ulteriori considerazioni possono essere fatte in merito alla pratica: solo il 22% definisce l’osservanza dei precetti e la frequentazione della chiesa come rigoroso, mentre il 32% parla di sporadicità. Il 46% invece confida di non potersi definire praticante.

Allargando il campo alla società in quanto tale il 75% degli italiani intervistati reputa che oggi vi sia una minore attenzione alle questioni spirituali rispetto a un tempo. Interessante la deriva personalistica e solipsistica della concezione religiosa, che per un 48% riguarda prevalentemente il singolo e dunque se stessi, mentre per il 44% concerne il legame con Dio, per il 32% quello con gli altri esseri umani, mentre solo per il 13 e il 12% si allarga il campo alla comunità e all’umanità in senso generale.

Cifre relativamente molto alte si registrano per quanto riguarda credenze alternative o di pura e semplice superstizione, anche solo a livello di precauzione. Le coincidenze sono ritenute importanti per il 53% degli italiani, e il 41% confida nella fortuna.

Seguono poi alcune dottrine come la metempsicosi e la predestinazione dell’anima rispettivamente al 25 e 24%, con il karma al 18%. In campo di aperta superstizione il 21% confida nei guaritori miracolosi, il 17% nell’astrologia, il 16% crede nell’arrivo di alieni sul nostro pianeta, il 16% alla sfortuna come iattura e anche alle sedute spiritiche, con il 9% interessato a tarocchi e magia.

Tutti dati che in effetti potrebbero andare a incidere sull’oramai spinosa questione dell’influenza della Chiesa cattolica nelle decisioni politiche del Paese e la rilevanza degli schieramenti che la rappresentano più o meno direttamente.